L'Intelligenza Generale Artificiale (AGI) è l'obiettivo dello sviluppo planetario della società
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Il ricercatore e CEO di Anthropic Dario Amodei, nel 2026 scrive (vedi bibliografia): "C'è una scena nella versione cinematografica del libro Contact di Carl Sagan in cui la protagonista, un'astronoma che ha rilevato il primo segnale radio da una civiltà aliena, viene presa in considerazione per il ruolo di rappresentante dell'umanità per incontrare gli alieni. La commissione internazionale che la intervista chiede: "Se potessi fare [agli alieni] una sola domanda, quale sarebbe?". La sua risposta è: "Chiederei loro: 'Come avete fatto? Come vi siete evoluti, come siete sopravvissuti a questa adolescenza tecnologica senza distruggervi?'". Quando penso a dove si trova ora l'umanità con l'intelligenza artificiale – a ciò che stiamo per raggiungere – la mia mente continua a tornare a quella scena, perché la domanda è così appropriata alla nostra situazione attuale, e vorrei che avessimo la risposta degli alieni a guidarci. Credo che stiamo entrando in un rito di passaggio, turbolento e inevitabile, che metterà alla prova chi siamo come specie. L'umanità sta per ricevere un potere quasi inimmaginabile e non è ancora del tutto chiaro se i nostri sistemi sociali, politici e tecnologici abbiano la maturità necessaria per esercitarlo." Siamo in una fase di forte sviluppo dell'intelligenza artificiale (AI), più che altro caratterizzata dalla necessità di applicare alla AI le regole che l'evoluzione ha inserito nell'intelligenza umana (ANI), ma soprattutto siamo in una fase avanzata di sviluppo dell'intelligenza generale artificiale (AGI). Quindi oggi siamo solo all'inizio di quella che sarà una rivoluzione del modo di agire e lavorare nel mondo sociale e aziendale. Il problema è che l'essere umano, oggi, non ha ben chiari molti dei meccanismi che governano le sue azioni, il suo linguaggio e la sua intelligenza. Tutte le applicazioni di intelligenza artificiale usano il linguaggio, sia per comunicare tra loro che per comunicare con gli umani. Qui si pone la differenza oggi esistente tra i due linguaggi, dato che è stato notato che le applicazioni di intelligenza artificiale difettano di competenza pragmatica, cioè di quegli elementi riguardanti il contesto sociale in cui si svolge il dialogo. Sembra che questa competenza dipenda dalla "coscienza" umana che non appare oggi spiegabile e caratterizzabile per poter essere trasferita alle macchine, e probabilmente, se verranno confermate alcune ipotesi scientifiche, la coscienza non sarà mai accessibile alle macchine digitali, se non un'imitazione algoritmica, della stessa. Questa pagina cerca di chiarire alcuni aspetti che ostacolano la conversazione tra umani e applicazioni di intelligenza artificiale, oltre che di evidenziare i motivi che legano il linguaggio umano alla presenza della coscienza nella mente umana. Questa è una pagina complessa, densa di concetti e relazioni che richiede uno stile di apprendimento che il linguista Fabio Caon descrive così: "occorre sopportare il disagio dell'incertezza che nasce dall'urgenza classificatoria che può portare verso credenze pregiudiziali."
Inoltre questa pagina si occupa degli aspetti etici della AI, cioè la scelta se fare (o non fare) una azione. Per chiarire viene portato un solo esempio riguardante il DNA, cioè la creazione di un virus letale all'essere umano piuttosto che un farmaco benefico!
Oggi (2026) siamo circa a metà del percorso che, molto velocemente ci dicono, ci porterà verso una società nuova
Sora AI (modello di creazione di video da testo)
L'intelligenza artificiale Sora (modello di creazione di video da testo) non vede il mondo, ma percepisce un'oscurità luminosa fatta di quadrilioni di operazioni matematiche. In questo video esploriamo il funzionamento profondo dei modelli generativi video attraverso visualizzazioni 3D inedite. Scopriremo come la macchina trasforma il rumore casuale in immagini perfette usando le equazioni differenziali e il concetto di patch spazio-temporali. Analizzeremo come Sora riesca a simulare la gravità e le leggi della fisica senza averle mai studiate, diventando un vero e proprio simulatore di mondi basato sul meccanismo della self-attention.
Sicurezza del software
La sicurezza del software si fonda su un presupposto spesso dato per scontato: che le vulnerabilità più gravi emergano nel tempo grazie all’analisi umana, agli strumenti automatici e alla revisione collettiva del codice. L’annuncio di Project Glasswing da parte di Anthropic mette in discussione questa idea con dati concreti e difficili da ignorare. In pochi giorni di test, un modello AI ha individuato falle critiche in sistemi operativi, browser e librerie ampiamente utilizzati, alcune presenti da decenni. Il risultato apre una fase nuova nella ricerca delle vulnerabilità e nella gestione del rischio informatico, con implicazioni immediate per aziende, sviluppatori e fornitori di infrastrutture digitali.
Il progetto nasce in un momento in cui la crescita delle capacità dei modelli linguistici (LLM, Large Language Models) ha superato la semplice generazione di codice: oggi queste tecnologie riescono a comprendere architetture software complesse, correlare pattern e simulare attacchi.
Anthropic ha scelto di non rendere pubblico il proprio modello più avanzato, proprio per evitare che tali capacità finiscano nelle mani sbagliate, preferendo un utilizzo controllato insieme a grandi attori industriali.

Project Glasswing: obiettivi e architettura operativa
Project Glasswing è un’iniziativa collaborativa che coinvolge aziende come AWS, Google, Microsoft, Apple, Cisco e NVIDIA, insieme a organizzazioni come la Linux Foundation. L’obiettivo è chiaro: utilizzare un modello AI avanzato per individuare vulnerabilità nel software critico prima che possano essere sfruttate in attacchi reali.
Al centro del progetto c’è Claude Mythos Preview, un modello non pubblico progettato per analisi avanzate del codice di programmazione.
Non si tratta di uno strumento costruito esclusivamente per la sicurezza: le sue capacità derivano da competenze generali di programmazione e reasoning, che gli consentono di individuare errori logici, race condition, overflow e combinazioni di vulnerabilità difficili da rilevare avvalendosi di strumenti tradizionali.
L’accesso al modello avviene in modo limitato e controllato. Le organizzazioni coinvolte lo utilizzano per analizzare codice proprietario, infrastrutture interne e componenti open source critici.
Il processo segue una logica di responsible disclosure: le vulnerabilità individuate sono segnalate ai maintainer, che hanno una finestra temporale per correggerle prima della pubblicazione.

Capacità tecniche del modello: oltre la scansione delle vulnerabilità
I risultati emersi durante le prime fasi del progetto indicano un salto qualitativo significativo. Il modello ha identificato vulnerabilità in tutti i principali sistemi operativi e browser, inclusi bug rimasti nascosti per anni. In alcuni casi ha individuato catene di exploit complesse, combinando più falle per ottenere compromissioni complete.
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Una caratteristica distintiva è la capacità di generare exploit funzionanti. Non si limita a segnalare anomalie: Claude Mythos costruisce scenari di attacco realistici, simulando il comportamento di un attore malevolo; con un approccio che ricorda le attività di penetration testing automatizzate, ma con una profondità di analisi superiore rispetto agli scanner tradizionali.
Il modello lavora su diversi livelli: analisi statica del codice, interpretazione del comportamento a runtime e correlazione tra componenti distribuiti: può esaminare kernel, librerie multimediali come FFmpeg e stack di rete, individuando vulnerabilità di tipo remote code execution (RCE) o escalation dei privilegi anche in contesti complessi.
Un dato particolarmente rilevante riguarda la percentuale di exploit generati con successo: in alcuni test, il modello è riuscito a costruire catene di attacco efficaci in oltre il 70% dei casi analizzati.

Perché il modello non è pubblico

Anthropic ha scelto deliberatamente di non distribuire Claude Mythos Preview. La decisione nasce da una valutazione precisa: uno strumento capace di individuare e sfruttare vulnerabilità su larga scala rappresenta un rischio concreto se utilizzato da attori ostili.
Il modello potrebbe accelerare la scoperta di zero-day, cioè vulnerabilità sconosciute ai vendor, aumentando la superficie di attacco globale. La disponibilità pubblica renderebbe possibile automatizzare campagne offensive su larga scala, con impatti potenzialmente gravi su infrastrutture critiche. Per questo motivo, il progetto adotta un approccio selettivo. Solo organizzazioni affidabili possono accedere al modello, con controlli rigorosi e monitoraggio dell’utilizzo. Parallelamente, Anthropic ha avviato collaborazioni con enti governativi per valutare le implicazioni sulla sicurezza nazionale.

Conseguenze per aziende e sicurezza applicativa

Una parte significativa dell’attività di Glasswing riguarda il software open source. Librerie e framework ampiamente utilizzati rappresentano un punto di concentrazione del rischio: una vulnerabilità in questi componenti può propagarsi rapidamente a migliaia di applicazioni, soprattutto oggi che gli attacchi alla supply chain stanno crescendo a dismisura, sia per volume che per efficacia.
I test condotti hanno mostrato che anche progetti maturi, sottoposti a revisione continua, contengono vulnerabilità critiche in precedenza mai individuate. In alcuni casi si tratta di bug presenti da oltre 20 anni, sopravvissuti a milioni di test automatici.
Il progetto prevede anche un supporto economico diretto: Anthropic ha stanziato crediti per circa 100 milioni di dollari e finanziamenti per le organizzazioni open source. L’obiettivo è accelerare la correzione delle vulnerabilità e rafforzare la sicurezza dell’intera filiera software.
Per le aziende, Glasswing introduce una variabile nuova nella gestione del rischio. La presenza di vulnerabilità non note non è più un’ipotesi remota: diventa un fattore concreto, dimostrato empiricamente. Le tradizionali attività di audit e code review non bastano più a garantire un livello adeguato di sicurezza.
Punto chiave di questa pagina
LA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE: Il linguista Fabio Caon, nell'analizzare le competenze necessarie alla comunicazione interculturale "umana" elenca e descrive una serie di esigenze fondamentali per gli umani: saper relativizzare, saper sospendere il giudizio, saper comprendere emotivamente (empatizzare ed exotopizzare), saper ascoltare attivamente, saper negoziare i significati. Riguardo al saper negoziare i significati egli scrive: "La disponibilità ad ‘esporsi’, propria della sfera emotiva, unita alla consapevolezza razionale della propria ‘relatività’ possono favorire quel processo di spiazzamento che viene definito ‘transitività cognitiva’. La transitività cognitiva crea una sorta di ‘permeabilità’ relazionale e comunicativa, una disponibilità ad accogliere l’altro e a valutare se quel che egli ‘propone’ possa essere accolto e integrato nel nostro sistema cognitivo o se, invece, sia da accettare parzialmente o da rifiutare." Quando ci si trova in una situazione relazionale "interculturale" occorre sopportare il disagio dell'incertezza che nasce dall'urgenza classificatoria che può portare verso credenze pregiudiziali." Una macchina AI si trova proprio nella condizione di dover affrontare una relazione interculturale ogni volta che dialoga con un umano, e appare dunque chiaro che l'intelligenza artificiale non potrà mai ad avere le caratteristiche necessarie.
Punti di riflessione
All'ingresso dell'Oracolo di Delfi, i visitatori venivano accolti con il famoso comando "Conosci te stesso." Può sembrare ironico che questo comando venisse posto in un luogo in cui le persone andavano per conoscere se stesse da una fonte esterna. Forse, tuttavia, il comando aveva uno scopo diverso: ricordare alle persone quella conoscenza di sé che a volte si può meglio ottenere guardando all'esterno le opinioni degli altri, specialmente quelli più saggi di noi e con prospettive più distaccate, piuttosto che riflettendo da seduti, con il mento in mano. (Emily Pronin, Katherine Hansen)
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La nostra salute morale e intellettuale ritrae un gran giovamento quando ci troviamo obbligati a mescolarci con individui del tutto diversi, che non condividono le nostre aspirazioni e posseggono interessi e abilità, che dobbiamo fare uno sforzo per poter apprezzare.
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Si può dire che l'automazione della facoltà umana del linguaggio sia sempre stata e lo sia ancora la frontiera più avanzata dell'IA. (Guido Vetere Sole24Ore 1/11/20)
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Chiunque apra bocca automaticamente designa se stesso come "io"  e l'interlocutore come "tu". "Io"e "tu" costituiscono dunque l'ossatura fondamentale di ogni situazione di scambio comunicativo. (Valentina Pisanty, Roberto Pellerey p.157)
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I fallimenti della comunicazione sono spesso dovuti all'incapacità di capire ciò che si intende attraverso ciò che viene detto. (Michael Thomas)
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Sulle orme di Peirce, potremmo affermare che la coscienza (in modo simile all’essere) è un concetto che gode di grande estensione ma di poca intensione. In parole più semplici, è un concetto vago. (Roberto Bottini)
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La competenza pragmatica, ampiamente definita come la capacità di usare la lingua in modo appropriato in un contesto sociale, è diventata oggetto di indagine in un'ampia gamma di discipline tra cui linguistica, linguistica applicata, antropologia, sociologia, psicologia, ricerca sulla comunicazione e studi interculturali. (Naoko Taguchi)
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Un contesto è una costruzione psicologica. (Dan Sperber, Deirdre Wilson)
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Il contesto può essere definito in generale come l’insieme di circostanze in cui si verifica un atto comunicativo. Tali circostanze possono essere linguistiche o extra-linguistiche. (Angela Ferrari)
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Mentre la pragmatica è stata costantemente definita come lo studio del linguaggio nel suo contesto socioculturale (Crystal, 1985,1997; Kasper 1997), non è chiaro ciò che un individuo ha bisogno di sapere per essere pragmaticamente competente e comunicare in modo appropriato ed efficace in un data situazione. (Veronika Timpe Laughlin, Jennifer Wain, Jonathan Schmidgall)
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Sebbene il linguaggio sia spesso considerato il mezzo attraverso il quale i nostri pensieri vengono resi consci, l'estensione del controllo cosciente del linguaggio può essere più un'illusione che la realtà. (Peter Gordon)
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La lingua può identificarsi con un ‘mezzo per raggiungere scopi’ (pragmalinguistica), indicare un ‘rapporto di ruolo sociale’ e l’‘appartenenza a un gruppo’ (sociolinguistica), essere ‘forma’ (nei diversi piani formali di fonologia, grafemica, morfologia, sintassi, lessico e testualità), definirsi ‘espressione di una cultura’ (etnolinguistica) e, infine, rappresentare uno ‘strumento del pensiero’ (nei termini di concettualizzazione) e uno ‘strumento di espressione’ a livello estetico. (Fabio Caon)
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L’insieme è, spesso, più della somma delle sue parti. Perché presenta, spesso, proprietà che non sono la semplice somma delle proprietà delle sue parti. Presenta proprietà emergenti. (Philip Warren Anderson)
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Domanda: La nostra mente è come un computer? Risposta di John Searle: «No. Il computer è una macchina puramente sintattica. Le menti hanno un contenuto mentale o semantico. I computer manipolano simboli complessi, di solito pensati come costituiti da codici di zero e uno. Ma le menti umane hanno molto di più di semplici simboli. Hanno il significato. Nel caso del computer, l'unico significato viene attribuito dall'esterno». (John Searle)
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Le premesse dell’ascolto attivo sono due: l’exotopia e l’autoconsapevolezza emozionale. Se vorrete, potete leggere gli articoli che ho dedicato a queste due chiavi dell’ascolto:

  • L’"exotopia" si attiva quando, dopo aver cercato di metterti nei panni dell’altra persona, capisci che non ti vanno bene. Sono troppo larghi, o troppo stretti, il colore e lo stile non ti appartengono. Grazie a quei panni così diversi prendi coscienza dei tuoi  e capisci che entrambi gli stili d’abbigliamento hanno pari diritto di esistere, pur nella loro (più o meno profonda) diversità. L’exotopia quindi è un processo di gran lunga più complesso dell’empatia. Come l’empatia richiede lo sforzo di decentrarsi rispetto al proprio punto di vista sulla realtà, senza però forzare l’altra persona ad entrare nei nostri schemi e senza perderci nei suoi.

  • Praticare l’"autoconsapevolezza emozionale" significa invece avere la consapevolezza che siamo parte di sistemi relazionali dinamici e  che le nostre emozioni sono l’emergere alla coscienza del ruolo attivo che giochiamo nella costruzione, conservazione e nel cambiamento di queste dinamiche. Andando al succo, significa che le nostre emozioni non sono reazioni spontanee alle cose che ci accadono, ma parlano del modo in cui stiamo interpretando le cose che ci accadono e ci danno informazioni preziose sulle azioni che stiamo per intraprendere.
    (Michail Bachtin- Fabrizio Arrigoni)
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Nel mio saggio "Macchine di Grazia Amorevole", ho cercato di delineare il sogno di una civiltà che fosse arrivata all'età adulta, dove i rischi fossero stati affrontati e una potente intelligenza artificiale fosse applicata con competenza e compassione per migliorare la qualità della vita di tutti. Ho suggerito che l'intelligenza artificiale potrebbe contribuire a enormi progressi in biologia, neuroscienze, sviluppo economico, pace globale, lavoro e significato. Ho ritenuto importante offrire alle persone qualcosa di stimolante per cui lottare, un compito in cui sia gli accelerazionisti dell'intelligenza artificiale che i sostenitori della sicurezza dell'intelligenza artificiale sembravano – stranamente – aver fallito. Ma in questo saggio, voglio affrontare il rito di passaggio stesso: mappare i rischi che stiamo per affrontare e cercare di iniziare a elaborare un piano di battaglia per sconfiggerli. Credo profondamente nella nostra capacità di prevalere, nello spirito dell'umanità e nella sua nobiltà, ma dobbiamo affrontare la situazione con fermezza e senza illusioni. (Dario Amodei)
Cos'è l'AGI
L'AGI è il tipo di intelligenza artificiale che si vede in film come Io, Robot (2004) con Will Smith. Ci si aspetta che l'AGI sia in grado di ragionare, risolvere problemi, formulare giudizi e pianificare, apprendere dalle conoscenze pregresse e utilizzarle nel processo decisionale. Ciò significa che l'AGI potrebbe potenzialmente svolgere una varietà di compiti invece di concentrarsi su un singolo obiettivo specifico.
Come funziona un computer quantistico e cosa sono i qubit
I computer quantistici non 'calcolano', ma 'diventano' il problema, esplorando tutte le soluzioni contemporaneamente e aprendo la porta a scoperte impossibili per i supercomputer attuali. Scopri con Renderium come la meccanica quantistica sta riscrivendo le regole dell'informatica. Questo video ti porterà nel cuore dei qubit, spiegando i concetti di sovrapposizione ed entanglement, e come queste proprietà permetteranno di progettare nuovi materiali, rivoluzionare la medicina e creare intelligenze artificiali di livello superiore. È un salto evolutivo oltre l'era digitale.
Chiedere all'IA dell'Umanità
Cosa succede quando un'IA viene interrogata da uno psicologo sul genere umano e sul suo sviluppo mentale? Oggi ve lo mostriamo...
L'esperimento di Anthropic sulla sicurezza
Cosa succede quando un'IA intuisce che verrà spenta e ha influenza sul contesto? Oggi ve lo raccontiamo...
I limiti della AI
I computer attuali stanno per fondersi: l'intelligenza artificiale sta raggiungendo il limite fisico invalicabile imposto dagli atomi e dalle leggi della termodinamica. In questo video esploriamo come la saturazione termica dei chip al silicio stia frenando l'evoluzione dell'IA e perché l'effetto tunnel quantistico, un tempo nemico dei transistor, sia oggi la chiave per una nuova era computazionale. Scopriremo la differenza tra il calcolo binario tradizionale e la sovrapposizione dei Qubit, visualizzando il modo in cui la natura risolve problemi complessi attraverso la probabilità e l'entanglement. Dalle torri di dati che bruciano energia ai lampadari d'oro dei laboratori criogenici, ecco come il calcolo quantistico cambierà la medicina, la crittografia e la nostra comprensione della realtà.
AI e DNA: creazione di virus letali all'essere umano o farmaci benefici?
L'intelligenza artificiale ha imparato a scrivere il codice della vita, creando virus sintetici capaci di uccidere batteri con una precisione sovrumana. Quello che fino a ieri era frutto dell'evoluzione naturale oggi viene digitato su una tastiera, aprendo le porte a una rivoluzione biologica senza precedenti. In questo video esploriamo il modello Evo Due di Stanford e le scoperte dell'Arc Institute sulla programmazione del DNA. Vedremo come fagi artificiali come l'Evo Phi 2147 possano superare la selezione naturale di Darwin, diventando strumenti per curare malattie o, se usati male, armi biologiche letali. Analizziamo la fisica delle proteine e la sintesi di genomi completi tramite la tecnologia Sidewinder.
Conclusioni (provvisorie): La pragmatica è sempre più una componente essenziale della capacità di linguaggio comunicativo interculturale per gli esseri umani (ma non per i robot umanoidi)
Il ricercatore e CEO di Anthropic Dario Amodei, nel 2026 scrive (vedi bibliografia): "C'è una scena nella versione cinematografica del libro Contact di Carl Sagan in cui la protagonista, un'astronoma che ha rilevato il primo segnale radio da una civiltà aliena, viene presa in considerazione per il ruolo di rappresentante dell'umanità per incontrare gli alieni. La commissione internazionale che la intervista chiede: "Se potessi fare [agli alieni] una sola domanda, quale sarebbe?". La sua risposta è: "Chiederei loro: 'Come avete fatto? Come vi siete evoluti, come siete sopravvissuti a questa adolescenza tecnologica senza distruggervi?'". Quando penso a dove si trova ora l'umanità con l'intelligenza artificiale – a ciò che stiamo per raggiungere – la mia mente continua a tornare a quella scena, perché la domanda è così appropriata alla nostra situazione attuale, e vorrei che avessimo la risposta degli alieni a guidarci. Credo che stiamo entrando in un rito di passaggio, turbolento e inevitabile, che metterà alla prova chi siamo come specie. L'umanità sta per ricevere un potere quasi inimmaginabile e non è ancora del tutto chiaro se i nostri sistemi sociali, politici e tecnologici abbiano la maturità necessaria per esercitarlo." Siamo in una fase di forte sviluppo dell'intelligenza artificiale (AI), più che altro caratterizzata dalla necessità di applicare alla AI le regole che l'evoluzione ha inserito nell'intelligenza umana (ANI), ma soprattutto siamo in una fase avanzata di sviluppo dell'intelligenza generale artificiale (AGI). Quindi oggi siamo solo all'inizio di quella che sarà una rivoluzione del modo di agire e lavorare nel mondo sociale e aziendale. Il problema è che l'essere umano, oggi, non ha ben chiari molti dei meccanismi che governano le sue azioni, il suo linguaggio e la sua intelligenza. Tutte le applicazioni di intelligenza artificiale usano il linguaggio, sia per comunicare tra loro che per comunicare con gli umani. Qui si pone la differenza oggi esistente tra i due linguaggi, dato che è stato notato che le applicazioni di intelligenza artificiale difettano di competenza pragmatica, cioè di quegli elementi riguardanti il contesto sociale in cui si svolge il dialogo. Sembra che questa competenza dipenda dalla "coscienza" umana che non appare oggi spiegabile e caratterizzabile per poter essere trasferita alle macchine, e probabilmente, se verranno confermate alcune ipotesi scientifiche, la coscienza non sarà mai accessibile alle macchine digitali, se non un'imitazione algoritmica, della stessa. Questa pagina cerca di chiarire alcuni aspetti che ostacolano la conversazione tra umani e applicazioni di intelligenza artificiale, oltre che di evidenziare i motivi che legano il linguaggio umano alla presenza della coscienza nella mente umana. Questa è una pagina complessa, densa di concetti e relazioni che richiede uno stile di apprendimento che il linguista Fabio Caon descrive così: "occorre sopportare il disagio dell'incertezza che nasce dall'urgenza classificatoria che può portare verso credenze pregiudiziali."
Inoltre questa pagina si occupa degli aspetti etici della AI, cioè la scelta se fare (o non fare) una azione. Per chiarire viene portato un solo esempio riguardante il DNA, cioè la creazione di un virus letale all'essere umano piuttosto che un farmaco benefico!
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              Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

              Pagina aggiornata il 22 Maggio 2026