La Creazione dell'Universo e la natura della realtà
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Dirk Meijer scrive nell'abstract del suo articolo: "Esistono molte valide ragioni per porsi domande fondamentali sulla costruzione della realtà. Queste domande non riguardano solo la struttura del mondo in cui viviamo e come lo percepiamo, ma anche i misteri di come è nato il nostro Universo e di come si evolverà nel lontano futuro. Questo articolo si propone di evidenziare il ruolo preminente dell'informazione nelle manifestazioni della materia e di discutere gli attuali paradigmi materialistici, in contrapposizione al concetto secondo cui non la materia, ma l'informazione è primaria nell'evoluzione del nostro Universo. Si cerca di conciliare queste visioni opposte ipotizzando che la materia, nelle sue varie modalità, contenga intrinsecamente aspetti proto-mentali (informativi) e/o che materia e mente siano aspetti complementari di una realtà totale. L'informazione viene trattata come un fenomeno multistrato e differenziata in informazione intrinseca (elementare), osservata (scientifica), culturale (nel senso di significato) e nouminosa (per lo più non cosciente). La realtà è raffigurata come un dominio quadridimensionale (universo a blocchi), in cui tutto il tempo (passato, presente e futuro) è disposto, insieme allo spazio, ospitando un flusso di informazione. Si ipotizza che le informazioni di base per la creazione dell'Universo siano state fornite, o attraverso una causalità retroattiva proveniente da un lontano futuro, o che abbiano avuto origine da una versione precedente del nostro Universo. La coscienza individuale è considerata l'espressione di un campo quantistico non locale sottostante, che esibisce proprietà olografiche. Si ipotizza che il cervello umano funga da interfaccia tra questo campo informativo universale e la nostra coscienza individuale. Questo dominio informativo universale è fisicamente identificato come il campo di energia del punto zero, correlato anche a un flusso di antimateria a tempo invertito. Si ipotizza che la coscienza derivi da un flusso interneuronale di informazioni, che perturba la gravità quantistica locale e che è considerato determinante nella riduzione degli stati quantistici coerenti all'esperienza. Il cervello interfacciante potrebbe anche spiegare i fenomeni di legame, qualia, intuizione, serendipità, percezione extrasensoriale e alcuni fenomeni psi ben noti. Si afferma che la coscienza universale contenesse la ricetta per l'evoluzione biologica e che sia stata determinante nella creazione evolutiva di osservatori coscienti. Infine, viene presentato uno schema completo, in cui mente/materia è trattata come un'unità complementare e i suddetti aspetti cosmologici ed evolutivi sono combinati in un quadro provvisorio per la costruzione della realtà. "
quantistica
It's a world without a future.
We can finally relax.
Punto chiave di questa pagina
COS'E' L'UNIVERSO SECONDO DAVID BOHM: Massimo Teodorani, a proposito del processo di costruzione dell'universo, proposto da David Bohm, nel suo libro "Bohm - La fisica dell'infinito" scrive (pp.42-43): "Nel contesto del nuovo indirizzo che prese il suo lavoro, Bohm sviscera una "cosmologia filosofica" (che può essere intesa anche come una metafisica) dove l'intero universo può essere pensato come un ologramma gigante e con caratteristiche continuamente dinamiche. Ciò genera quello che lui definisce "olomovimento", nell'ambito del quale si sviluppa in maniera implicita e non manifesta un ordine nell'universo. Un ordine nascosto che permea ogni regione di spazio e tempo, che Bohm chiama "ordine implicato", quello della meccanica quantistica, quello più vicino al pensiero e alle percezioni. Il mondo implicato, che è nascosto, dà origine come per magia alla realtà fenomenica, quella della materia percepita coi nostri sensi e con i nostri strumenti, l'ordine dello spazio e del tempo, della separazione e della distanza, dei segnali elettromagnetici, della forza meccanica e della causa effettiva, una realtà che opera sotto forma di quello che lui definisce "ordine esplicato", un mondo aperto e rivelato palesemente. L'ordine esplicato non è dunque altro che la proiezione da livelli dimensionalmente più elevati di realtà che hanno sede nell'ordine implicato. L'apparente solidità e stabilità degli oggetti e delle entità che operano nell'ordine esplicato sono generate e sostenute da un processo incessante di implicazione ed esplicazione, dove le particelle sub-atomiche si dissolvono costantemente nell'ordine implicato per poi ri-cristallizzarsi nell'ordine esplicato. I fisici, ancora oggi, tendono ancora a pensare in termini di ordine esplicato. Essi dissezionano la materia, cercando entità sempre più piccole fino alla particella ultima. Le loro equazioni fondamentali sono scritte usando le coordinate dello spazio e del tempo. E il loro mondo della fisica è distinto da quello della mente. La concezione di un mondo implicato era totalmente assente dalla fisica prima che emergessero come una bomba le profonde intuizioni di Bohm, nate proprio studiando a fondo non solo il formalismo ma anche il significato recondito della meccanica quantistica. Il concetto di ordine implicato nacque in Bohm quando egli iniziò ad avere delle visioni dell'infinito, che vedeva rappresentato in forma di un numero immenso di specchi sferici che si riflettono l'uno nell'altro, dove l'universo è composto di una infinità di riflessioni, e di riflessioni di riflessioni. Secondo la sua intuizione, ogni atomo riflette in questo modo e l'infinità di queste riflessioni è riflessa in ogni cosa: ognuna è una riflessione infinita del tutto."
Punti di riflessione
Se nulla è scollegato, tutto è un continuum e la realtà è illusoria, che ne rimane della dimensione solida e oggettiva? Illusione, come sostengono le antiche dottrine orientali. Anche la meditazione sul significato della coscienza assume importanti modificazioni, per passare da una precedente condizione di prodotto del pensiero, a una più attuale posizione di creazione dell’illusione di solidità. Anche sul fronte della medicina si annoverano influenze decisive: se il corpo è un “prodotto” olografico della coscienza, se ne deduce l’importanza di un approccio energo-vibrazionale a scopo preventivo-curativo, riducendo di conseguenza, ma non escludendo, la sfera d’azione della medicina allopatica. (Emanuele Cangini)
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Il mondo macroscopico può esistere solo se esistono lo spazio e il tempo e quindi la fisica che lo descrive ha caratteristiche locali, mentre il mondo microscopico non ha bisogno dello spazio e del tempo ma percepisce la guida e l'informazione in maniera istantanea, in tal modo che la fisica che lo descrive viene definita "non locale". Il mondo microscopico riflette l'esistenza di un infinito al di fuori dello spazio e del tempo e non riceve l'informazione da un luogo preciso, ma la riceve da tutto l'universo la cui "locazione" viene identificata in una specie di "prespazio", sede della coscienza dell'universo, un ordine che esiste sotto il livello delle particelle fondamentali e precede le nozioni di spazio e di tempo. (Massimo Teodorani p.28 del libro "Bohm")
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La realtà delle cose rimane la stessa, era così prima, era lì da sempre e sarà così anche dopo, è lo sguardo umano a essere limitato. La realtà, come ci ricorda giustamente Aldous Huxley, non è ciò che ci accade, ma quello che facciamo con ciò che ci accade. Siamo stati tutti educati in famiglia e a scuola a osservare il mondo secondo una logica newtoniana, di conseguenza siamo un po’ tutti portati a pensare ad esempio, che se le cose stanno proprio così non possono che essere così (stabilità della realtà), che il prima determina il dopo, che ogni causa produce un effetto, che il passato condiziona il presente e determina il futuro.(Doriano Dal Cengio p.10 del libro "La realtà delle cose)
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Secondo le tradizioni antiche esiste una memoria dell’Universo che nella tradizione Vedica viene chiamata Akasha, che in sanscrito significa etere o spazio. L’etere veniva considerato il primo dei cinque elementi alla base dell’intero Universo (etere, aria, fuoco, acqua, terra). L’etere nelle tradizioni antiche era l’elemento più puro che comprendeva gli altri elementi, tanto che in tutte le tradizioni veniva considerato come l’elemento più sottile e imponderabile che riempiva e dava “densità” all’Universo, al punto che fino all’Ottocento si pensava che fosse l’elemento attraverso cui si propagava la luce, concetto poi smentito, come del resto si smentì l’esistenza dell’etere stesso. Sempre nell’Ottocento si cominciò a parlare di archivi o registri akashici, intesi come una enorme biblioteca cosmica, energetica e vibrazionale che raccoglieva tutte le informazioni appartenute ad ogni essere vivente vissuto fin dall’alba della comparsa della vita e quindi si riteneva contenesse informazioni sul passato di tutta l’umanità ma anche tutte le possibilità future intese come ciò che potrebbe essere o accadere. Si sostiene che questa dimensione di memoria universale fosse presente negli antichi testi di tutte le tradizioni, nella Bibbia per fare un esempio, veniva chiamata “il libro della vita” e gli studiosi sostengono che questa idea appartenesse anche ai Sumeri, ai Babilonesi, agli Ebrei, ai Maya etc. (Doriano Dal Cengio)
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La realtà, come ci ricorda giustamente Aldous Huxley, non è ciò che ci accade, ma quello che facciamo con ciò che ci accade. Siamo stati tutti educati in famiglia e a scuola a osservare il mondo secondo una logica newtoniana, di conseguenza siamo un po’ tutti portati a pensare ad esempio, che se le cose stanno proprio così non possono che essere così (stabilità della realtà), che il prima determina il dopo, che ogni causa produce un effetto, che il passato condiziona il presente e determina il futuro. Se gli occhiali con cui guardiamo e di conseguenza affrontiamo la realtà delle cose è questa, è molto probabile che nel guardare le cose che compongono il nostro universo, cioè la nostra realtà, andiamo a selezionare, a cercare, a individuare gli elementi della realtà che confermano la logica di partenza, cioè la nostra idea di realtà, quella visione che riteniamo vera, quella che ci viene confermata proprio guardando il nostro passato, perché in fondo siamo convinti che il nostro passato condiziona il presente e determina il futuro. Detto in altre parole, se penso che gli altri non mi amano, sarò portato a vedere e a cogliere tutte quelle situazioni che mi confermano la convinzione di partenza: gli altri non mi amano. Se penso che la mia storia è stata pesante, nel senso che ho vissuto nell’infanzia o durante l’adolescenza, episodi traumatici, di abbandono, di maltrattamento, di lutto e così via, e coltivo la convinzione che non potrò mai fare una vita “normale” con una storia così, che non potrò mai essere felice o soddisfatto con un passato così, è molto probabile che nel mio presente sarò sensibile nel selezionare, nel cogliere, nel vedere, tutti quegli eventi "pesanti" che accadono nella mia vita e che mi confermeranno l’assioma di partenza e cioè che non potrò mai essere felice, perché il passato non si può cambiare, anzi continua a riflettersi e a condizionare il mio presente. Se in fondo penso di avere scarse capacità e un basso livello di autostima perché non ho avuto genitori “perfetti” che mi hanno insegnato ad apprezzarmi e a valorizzarmi e di conseguenza penso di non avere molte chance da giocarmi nella vita, è molto probabile che mi muoverò nella vita facendo varie scelte sbagliate che mi confermeranno le mie incapacità. Siamo dentro a quel meccanismo che Freud chiamava, di coazione a ripetere. Il fatto di riproporre continuamente determinati schemi di lettura e valutazione della realtà a cui seguono poi inevitabilmente la ripetizione degli stessi schemi comportamentali (scelte, azioni, decisioni), fanno si che nulla possa cambiare, perché nell’esperienza soggettiva della persona le cose sono sempre state così e quindi se sono sempre state così è ovvio che non si possono cambiare. E’ come se dicessimo, per fare un esempio, che vedendo da sempre nascere il sole ad est, percorrere il cielo durante il giorno per tramontare ad ovest alla sera, è ovvio che è il sole a muoversi e la terra a stare ferma. E’ l’assioma, la convinzione o il paradigma di partenza che condiziona la percezione, la valutazione e la conclusione che poi ne consegue, se cambia l’assioma di partenza si modifica tutto il processo percettivo con quello che ne consegue. Siamo esseri abitudinari, abbiamo bisogno di conferme, abbiamo bisogno di sapere che la nostra realtà è stabile, è quella che conosciamo da sempre, anche se non ci piace, anche se ci fa stare male, perché comunque il noto, ciò che conosciamo, è pur sempre più rassicurante dell’ignoto, ciò che non conosciamo. Questo modo di vedere la realtà, richiama per certi versi l’ambito dei giochi psicologici descritti da Eric Berne, psicoterapeuta fondatore dell’Analisi Transazionale, che con la sua teoria ci invita ad osservare l’agire umano, le relazioni umane, le scelte di vita, le decisioni prese, come mosse di giochi che tutti noi facciamo e che vanno a confermare le convinzioni che stanno alla base (assiomi) di quello che lui chiama il copione esistenziale, cioè la parte che decidiamo di recitare nel corso della nostra vita, sia che ce la siamo scelta, sia che ce l’abbiano data (nel corso dell’infanzia). Solitamente quando le persone iniziano una psicoterapia, non pongono né esprimono un bisogno di cambiamento, loro chiedono di essere aiutati a soffrire meno o se possibile a sopportare meglio ciò che vivono. Quello che si osserva è che non sempre nel corso della terapia le persone sono disponibili ad un cambio di prospettiva (cioè di paradigma) che invece sappiamo essere l’elemento chiave del cambiamento, perché quando cambia la prospettiva da cui si guardano le cose, le cose cambiano e di conseguenza cambia tutto quello che ne segue in termini di percezione, valutazione, convinzioni, decisioni e così via, come abbiamo visto con il passaggio dalla fisica classica a quella quantistica. (Doriano Dal Cengio)
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Noi esseri viventi non abbiamo il merito di proclamarci “coscienti”, o, ad un livello più basso, “intelligenti”. Noi siamo l?uno e l?altro senza saperlo perché la vita che rappresentiamo in noi stessi è il frutto di un disegno grandioso e unificante già presente negli elettroni che costituiscono gli atomi del nostro corpo. Gli elettroni non sono le particelle frammentate di un universo in pezzi ma sono i componenti di un unico immenso organismo cosciente, con il quale esse vivono all?unisono grazie all?azione di quel magico potenziale quantico, mistica emanazione di una realtà superiore. La nostra stessa coscienza, il fatto che essa esista, è la prova che dentro di noi alberga una emanazione di quel principio superiore che esiste in un “prespazio” che esiste fuori dal tempo e dallo spazio, e che ci ricorda ad ogni momento della nostra vita (specie nei momenti di illuminazione) chi siamo e di cosa siamo parte, a prescindere dalla misteriosa commedia che spesso ci troviamo a recitare. In questa ottica, quella che noi chiamiamo “intelligenza” non è altro che un muscolo del nostro corpo, atta ad agevolare i suoi movimenti inclusa l?attività dei neuroni del nostro cervello, una caratteristica che è dissimile da individuo a individuo e che va a far parte del bagaglio dell?ego. Ma la vera intelligenza risiede altrove, e il nostro vero “essere noi” non sta nel quoziente di intelligenza che possediamo ma nella nostra volontà di ricordare chi si cela dietro la maschera della commedia della nostra vita. Il nostro vero “io” non è una singolarità, ma è parte di una molteplicità che vive in sincrono con tutte le sue componenti, allo stesso modo in cui gli elettroni possono comunicare tra loro in maniera istantanea a qualunque distanza essi si trovino. Noi non siamo corpi  – ovvero conglomerati di cellule – che nuotano nell?oceano, noi apparteniamo alle gocce di quell?oceano, anzi, siamo quell?oceano. La nostra coscienza, se opportunamente addestrata, serve a ricordarcelo, mentre gli elettroni che sembrano saltellare casualmente all?interno degli atomi dei nostri corpi sono quel meraviglioso mezzo che ci unisce all?universo nella sua totalità. (Massimo Teodorani)
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David Bohm è stato sicuramente il più rivoluzionario tra i fisici teorici. E? stato sicuramente il primo e forse l?unico tra i fisici ad aver sviscerato il massimo del suo sapere sull'intima struttura dell?universo usando soprattutto un modo intuitivo e filosofico di approccio ai problemi. Egli passò prima per i canali convenzionali della fisica, dove tutto il relativo sapere si esplica solo attraverso trattazioni matematiche. Ben presto egli si accorse, avventurandosi nel regno della teoria quantistica, che quella realtà fisica che crediamo  meccanicistica e  funzionante a  orologeria  diventa un  paradosso  quando  si passa  dal mondo ordinario a quello del mondo subatomico. Iniziò allora a cambiare metodologia di pensiero in maniera tale da trasformare la fisica in una filosofia dal sapore Platoniano e fortemente intrisa di misticismo, seppur mai svincolata da un suo proposito primario di derivarne una fisica completamente nuova. (Massimo Teodorani)
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Qui giace quella “forza” che  determina l?esistenza dell?universo, qui è riposta la chiave di quello che sembra un “determinismo  metafisico” anteposto a quello “indeterminismo fisico” previsto dalla fisica classica. A livelli  profondi, dunque, esisterebbe un ente dalle caratteristiche sia di spiritualità che di intelligenza, che  governerebbe tutta la realtà fenomenica, con un determinismo e una decisionalità che trascende  completamente il determinismo invocato dalla fisica classica pre-quantistica per descrivere solo una  parte della realtà. Fu così che Bohm concepì il concetto di “potenziale quantico”, prima sotto forma di un parametro  aggiuntivo da inserire nelle equazioni fondamentali della meccanica quantistica, e poi  espandendone il concetto a livelli talmente elevati che non era più possibile trattare con la  tradizionale matematica. (Massimo Teodorani)
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Ad un certo punto della mia vita, seppur essendo (come ora) di impostazione “quasi atea”, mi sono chiesto se la materia – dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande – abbia una coscienza, senza alcun bisogno di invocare la figura di uno o più Dei creatori delle religioni istituzionali. E infatti nella seconda parte della mia vita io ho anche studiato quella parte della meccanica quantistica che si occupa del fenomeno dell’entanglement – specie attraverso il lavoro interpretativo di David Bohm e di Wolfgang Pauli – dove appare chiaro che a certi livelli della realtà esiste un legame istantaneo tra particelle, se quelle particelle hanno interagito tra loro almeno una volta. Ovviamente, proprio per via delle leggi della meccanica quantistica noi non potremo mai usare l’entanglement come meccanismo di comunicazione istantanea dell’informazione, poiché quando cerchiamo di misurare il fenomeno noi – anche se dimostriamo l’esistenza del fenomeno – distruggiamo inevitabilmente la funzione d’onda che descrive quelle particelle legate dall’entanglement. Non potremo mai sapere quello che quelle particelle si sono dette, lo sanno solo loro. Proprio come se due persone comunicano telepaticamente e nessuno le può sentire. Esiste dunque una dimensione dell’esistenza la cui percezione diretta ci è preclusa se ci affidiamo alla nostra – seppur potente – scienza. Eppure, proprio attraverso questa strana fenomenologia della meccanica quantistica, è stata proprio la Fisica ad aprirci al più grande degli interrogativi: l’Universo ha una coscienza? Scientificamente non possiamo dimostrarlo, ma intimamente gli scienziati che riflettono e non si limitano ad analizzare meccanicamente la realtà, percepiscono che l’Universo ha di fatto una coscienza. Questa barriera che a certi livelli si frappone tra noi e certi livelli della realtà ci fa chiaramente capire che la nostra Scienza ad un certo punto si ferma. Nel momento in cui la nostra conoscenza diventa percettiva e non più analitica, la Scienza cessa di esistere come metodo, per lasciare il posto alla percezione individuale, non condivisibile, non falsificabile. (Massimo Teodorani)
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Una fra le lezioni principali che i fisici hanno dovuto apprendere in questo secolo [il XX] è che tutti i concetti e le teorie che noi usiamo per descrivere la natura sono limitati. A causa delle limitazioni essenziali della mente razionale, noi dobbiamo accettare il fatto che, come si è espresso Werner Heisenberg, "ogni parola o concetto, per chiari che possano essere, hanno soltanto un campo limitato di applicabilità". Le teorie scientifiche  non potranno mai fornire una una descrizione completa e definitiva della realtà. Esse saranno sempre approssimazioni alla vera natura delle cose. Per formulare la cosa in termini molto schietti, gli scienziati non si occupano della verità; essi si occupano solo di descrizioni limitate e approssimative della realtà. (Fritjoff Capra p.43 del libro "Il punto di svolta")
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L'idea che la realtà non è quella che sembra, che ci sono livelli di realtà possibili e che ognuno di questi livelli risulta reale in relazione alla prospettiva che si sceglie per guardare le cose, ha molte implicazioni psicologiche, come del resto l'idea l'idea che è l'osservazione a determinare ciò che si vede, è l'osservazione a far "collassare" la realtà quindi a rendere reale ciò che si osserva. Da questo punto di vista la realtà che viviamo, possiamo dire, diventa una proiezione di ciò che vogliamo vedere, di ciò che ci aspettiamo di vedere. In questo senso è evidente che il passato è condizionante, in quanto si riflette continuamente su ciò che scegliamo di osservare, portandoci a cogliere ciò che abbiamo già visto e conosciuto, preferendo, come si diceva, riconoscere il noto piuttosto che azzardare di avventurarci verso l'ignoto che non si conosce. Parlare di libertà di scelta, parlare di responsabilità, parlare di modificare il proprio destino, per essere protagonisti della propria storia significa in sostanza, darsi il permesso, come direbbe Eric Berne, di guardare da un'altra parte, di esplorare altre dimensioni, sperimentare situazioni diverse, di uscire da ruoli predefiniti, per poter imparare a vedere e vivere cose nuove. (Doriano Dal Cengio pp.219-220 del libro "La natura delle cose")
Abstract di Paul Nelson (dell'articolo di Dirk Meijer)
Ci sono molte buone ragioni per porre domande di base sulla costruzione della realtà. Queste domande non riguardano solo la struttura del mondo in cui viviamo e come lo percepiamo, ma anche i misteri di come è nato il nostro Universo e come si evolverà nel lontano futuro. Questo articolo mira a evidenziare il ruolo di primo piano dell'informazione nelle manifestazioni della materia e discute gli attuali paradigmi materialistici, rispetto al concetto che non la materia ma l'informazione è primaria nell'evoluzione del nostro Universo. La riconciliazione di queste visioni opposte è ricercata nell'ipotesi che la materia nelle sue varie modalità contenga intrinsecamente aspetti proto-mentali (informativi) e/o che materia e mente siano aspetti complementari di una realtà totale. L'informazione è trattata come un fenomeno multistrato e si differenzia dall'informazione intrinseca (elementare), osservata (scientifica), culturale (nel senso di significato) e numinosa (per lo più non cosciente). La realtà è raffigurata come un dominio quadridimensionale (universo a blocchi), in cui tutto il tempo (passato, presente e futuro) è disposto, insieme allo spazio, che ospita un flusso di informazioni. Si postula che le informazioni di base per la creazione dell'Universo siano state fornite, o tramite causalità a ritroso dal lontano futuro, o abbiano avuto origine da una versione precedente del nostro Universo. La coscienza individuale è considerata come un'espressione di un campo quantistico non locale sottostante, che esibisce proprietà olografiche. Si postula che il cervello umano stia interfacciando questo campo di informazioni universale con la nostra coscienza individuale. Questo dominio di informazioni universale è identificato fisicamente con il campo di energia del punto zero, anche correlato a un flusso di antimateria invertito nel tempo. Si ipotizza che la coscienza derivi da un flusso di informazioni inter-neuronali, che perturba la gravità quantistica locale, che è vista come strumentale nella riduzione degli stati quantistici coerenti all'esperienza. Il cervello interfacciante può spiegare i fenomeni di legame, qualia, intuizione, serendipità percezione extrasensoriale e alcuni fenomeni Psi ben consolidati. Si stabilisce che la coscienza universale conteneva la ricetta per l'evoluzione biologica e che era strumentale nella creazione evolutiva di osservatori coscienti. Infine, viene presentato uno schema completo in cui mente/materia è trattata come un'unità complementare e gli aspetti cosmologici ed evolutivi sopra menzionati sono combinati in un quadro provvisorio per la costruzione della realtà.
Evoluzione del progressivo scolgersi dell'informazione dal livello micro-to macro (sinistra) e dal Big Bang agli organismi viventi (destra) entrambi possono essere soggetti alla retroazione causativa
Conclusioni (provvisorie): Secondo David Bohm l'universo è un ologramma gigante governato da un olomovimento che crea incessantemente un ordine implicato e, conseguentemente, un ordine esplicato dal quale emerge la realtà fenomenica
Riguardo alla natura della realtà, lo psicologo Doriano Dal Cengio scrive: "Attualmente in ambito scientifico coesistono due differenti visioni che si rifanno a due diversi paradigmi, il modello meccanicistico di natura newtoniana che ha dominato il fare scienza negli ultimi cinque secoli e l’altra visione che facendo riferimento alle novità introdotte dalla prospettiva quantistica sta elaborando un paradigma basato sull’interconnessione di tutti i sistemi (visione olistica). L’interesse che stiamo avendo per questo confronto riguarda i riflessi che il nuovo paradigma sta apportando nel campo delle discipline che si occupano di sviluppo e crescita personale, di salute e malattia, passando per quei processi che sono alla base della guarigione in senso lato." Il nuovo paradigma olistico ha dato anche la possibilità di elaborare nuove visioni dell'universo, della natura della realtà, della natura della mente, ecc. David Bohm è stato, nel Novecento, un fisico e filosofo molto "creativo" che ha prodotto, oltre a importanti re-interpretazioni e matematizzazioni della fisica quantistica anche profonde speculazioni sulla natura dell'universo in cui viviamo. Nonostante che, forse anche a causa della prematura morte (75anni), avvenuta nel 1982, egli non sia riuscito a matematizzare le sue idee sulla concezione dell'universo, la sua speculazione filosofica rimane tra le più profonde ancora oggi presenti. Egli fu il creatore e promulgatore di alcuni nuovi concetti, che vennero accettati (non tutti e non da tutti) dalla comunità scientifica e ritenuti tuttora validi (non tutti e non da tutti) , tra questi: (1) "ordine implicato" (è quello della meccanica quantistica, nascosto, dà origine alla realtà fenomenica); (2) "potenziale quantico" (che corrisponde a ciò che è poi stato denominato ordine implicato) (3) "ordine esplicato" (è la proiezione da livelli più elevati di realtà, dell'apparente stabilità e solidità degli oggetti e delle entità sostenute da un incessante processo di implicazione ed esplicazione), (4) "noosfera" (è la sfera del pensiero umano, costituita da tutte le menti che interagiscono sul pianeta); (5) "olomovimento" (nell'ambito del quale l'ordine dell'universo si sviluppa in maniera implicita (e non manifesta), permeando ogni regione di spazio e tempo). Sulla concezione della fisica quantistica, ad esempio Bohm ha scritto:
"frammentazione, separazione, spazio e tempo sono solo un'illusione nata dalla nostra  limitata percezione della realtà." Le idee di Bohm furono influenzate dagli iniziali studi sui 'plasma', cioè da quei gas ionizzati i quali, in presenza di un elevato stato di ionizzazione (che elimina una significativa porzione delle molecole e degli atomi), assumono uno stato chiamato "quarto stato della materia" perché presentano interazioni elettromagnetiche determinanti per l'evoluzione dinamica del sistema. L'astrofisico Massimo Teodorani, nel suo libro "David Bohm - La fisica dell'infinito" scrive (p.47): "Il potenziale quantico che Bohm aveva sviscerato nella sua reinterpretazione della teoria quantistica corrisponde dunque all'ordine implicato e all'olomovimento che si genera da esso, solo che questa volta il potenziale quantico anziché essere trattato come un nuovo indispensabile termine della fisica viene ora contestualizzato in una vasta cosmologia gerarchica dove tutto è governato da un ordine implicato, in grado di guidare la manifestazione esplicata dell'universo come la sperimentiamo nella vita di tutti i giorni". Sulla natura illusoria di ciò che oggi percepiamo come realtà egli ha meditato a lungo, anche insieme al mistico indiano Jiddu Krishnamurti, arrivando alle seguenti conclusioni, come Massimo Teodorani scrive (p.56): "L'universo nel suo livello più profondo non contiene né spazio né tempo, ma solo coscienza, mentre tutto il resto, la frammentazione della realtà, la distanza tra gli oggetti, il fluire del tempo, sono solo illusioni che noi percepiamo nella realtà esplicata. Solo conoscendo il processo di olomovimento, tramite il quale si stabilisce una relazione e una dinamica tra mondo implicato (nascosto) e mondo esplicato (palese) noi possiamo fornire una chiave di lettura della realtà in cui viviamo." Questa natura illusoria della realtà era stata intuita dal grande Carl Gustav Jung che l'aveva approfondita per alcuni decenni col fisico quantistico Wolfgang Pauli, con il quale ha perfezionato la natura degli archetipi e dell'inconscio collettivo. Per approfondire questo tema andare alla pagina: "Jung e Pauli".
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Pagina aggiornata il 28 Aprile 2026