Natura parassitaria analoga nell'inganno con Umani (nevrotici, sociopatici, narcisisti) e Robot (umanoidi e animaloidi)
TEORIE > CONCETTI > QUANTISTICA2
Scopo di questa pagina
Come scrivono Isaacs e Bridewell, l’inganno implica “un obiettivo nascosto, un secondo fine” rispetto a quello che un’azione comunica. Quando questi contrastano con il benessere e i diritti degli utenti, è evidente che l’inganno sia inaccettabile. Fabio Fossa scrive: "Il principio secondo cui inganni robotici [ma la stessa cosa vale per gli umani] possano essere moralmente giustificabili in ragione dei benefici che procurano all’ingannato o alla società in senso lato non è così pacifico come potrebbe sembrare. Al contrario, si può insistere sul fatto che l’inganno sia di per sé una pratica immorale, indipendentemente da ciò che ne consegua. In quanto forma di manipolazione, l’inganno – non importa a quale fine – può essere ritenuto un affronto nei confronti dell’ingannato. Più precisamente, l’inganno robotico può essere inteso come una violazione della dignità degli utenti, e quindi un atto intrinsecamente immorale. Simili posizioni fanno perno sulla componente manipolatoria dell’inganno e i suoi effetti negativi sull’esercizio dell’autonomia personale, la quale è strettamente connessa all’ideale della dignità umana. Manipolare le credenze e il comportamento degli utenti tramite robot ingannevoli è considerata una pratica degradante, che viola il diritto individuale a vivere liberamente la propria vita secondo regole e valori propri, per quanto possibile. Sebbene la capacità di autodeterminazione sia variamente circoscritta da condizioni fisiche, biologiche, psicologiche e sociali che ne descrivono l’ambito di esercizio, l’interferenza causata da robot non rientra in queste condizioni; costituisce, invece, un’intrusione illegittima in un campo di azione che merita di essere tutelato, in quanto esprime caratteri umani – autodeterminazione, autonomia, libertà, dignità – che esigono rispetto incondizionato. Henrik Skaug Sætra, scrive: "esibiscono una natura parassitaria: “sfruttano e si approfittano di processi e meccanismi umani sviluppatisi nel corso dell’evoluzione per scopi del tutto alieni all’interazione” tra umani e macchine. I supposti benefici che ne possono conseguire risultano da un inganno mirato a manipolare gli stati emotivi degli utenti e, conseguentemente, la loro capacità di formare un modello mentale dell’artefatto tecnologico [ma anche dell'essere umano] che sia adeguato alle effettive caratteristiche dell’artefatto stesso. L’inganno serve il secondo fine di spingere gli utenti a esperire i robot come se fossero esseri viventi e agenti sociali – e, quindi, a proiettare su di essi stati mentali, emozioni, intenzioni, e affetti. L’utente, così, è incoraggiato a stringere un profondo legame emotivo con il prodotto, il che ne assicura la fidelizzazione." La conclusione è che abbiamo trattato l'essere umano come un artefatto tecnologico, un robot!
The conflict of interest between me and the surrounding reality is growing
Punto chiave di questa pagina
LO SPAZIO NEURONALE GLOBALE: Secondo lo psicologo e neuroscienziato Stanislas Dehaene la coscienza è il risultato di un'attività cerebrale che sollecita la neocorteccia al di là della sua soglia di attivazione. Egli scrive nel libro "Coscienza e cervello" (p.159): "Prima che avvenisse l'ominazione, la corteccia prefrontale dei primati possedeva già uno spazio di lavoro nel quale le fonti d'informazione passate e presenti, debitamente soppesate per la loro affidabilità, potevano essere catalogate per guidare le decisioni. Da allora, un passaggio evolutivo chiave, forse peculiare degli esseri umani, sembra aver aperto questo spazio di lavoro agli input sociali provenienti dalle altre menti. Lo sviluppo di questa interfaccia sociale ci ha permesso di raccogliere i benefici di un algoritmo decisionale sociale: confrontando la nostra conoscenza con quella degli altri (umani) abbiamo preso decisioni migliori." [quando invece si tratta di macchine non credo che potremo aspettarci molto perché si tratterà in ogni caso sempre di un confronto tra ipotesi umane...]
Punti di riflessione
Lo psicologo George K. Simon, afferma che l'efficacia della manipolazione è legata fondamentalmente a chi la esegue, intendendo con ciò che il manipolatore "di successo" è dotato delle seguenti attitudini:

  1. Nasconde l'aggressività da cui originano le sue intenzioni e i suoi comportamenti;
  2. Ha una spiccata attenzione orientata a scoprire le debolezze psicologiche della vittima, sulle quali costruisce i propri schemi di manipolazione;
  3. Insensibilità o vera e propria mancanza di senso di colpa, assenza di dubbi e scrupoli relativi alla possibilità di causare un danno alla sua vittima qualora lo ritenga necessario o utile al soddisfacimento della propria volontà.
(Wikipedia al 4/6/26)
-
metodi di manipolazione individuati dallo psicologo George K. Simon:

  • Mentire "di sana pianta": elaborare menzogne che possano stare in piedi fino al soddisfacimento del proprio interesse. Quando vengono scoperte solitamente è troppo tardi per le vittime.
  • Omettere: mentire inserendo piccoli elementi di verità che facciano rapida presa sulla vittima, tralasciando il grosso delle informazioni che possano compromettere il copione usato dal manipolatore per soddisfare il proprio interesse a spese della vittima.
  • Negare: un manipolatore patologico non ammetterà mai di aver fatto qualcosa di sbagliato; cercherà di piegare i fatti a proprio vantaggio e dare peso alle prospettive che lo favoriscono. Infine, dopo aver tentato tutto il possibile, incluso negare le evidenze, se non è riuscito nel suo intento ammetterà candidamente il proprio errore cercando di sminuirlo e limitarne i danni in ogni modo.
  • Razionalizzare: elaborare spiegazioni razionali per giustificare un comportamento inappropriato.
  • Minimizzare: corrisponde a negare e razionalizzare allo stesso tempo. Sminuisce la dannosità di un suo atteggiamento, cercando di mettere insieme spiegazioni razionali per le quali si è attuato un dato comportamento antisociale. Tipico esempio è l'insulto velato mascherato da sarcasmo ("ovviamente stavo scherzando, hai la coda di paglia").
  • Attenzione/Disattenzione selettiva: le persone manipolatrici tendono a disinteressarsi e allontanarsi da tutto ciò che non ha niente a che fare con i loro interessi, e coagulano la loro attenzione attorno a ciò che ritengono possa fornire loro un vantaggio nel soddisfare la propria volontà. Frase tipica: "non me ne frega".
  • Deflessione: il manipolatore dirige l'attenzione e il discorso altrove, lontano dal nodo che gli altri interlocutori vogliono portargli all'attenzione.
  • Evasività: a differenza della deflessione, nell'evasività il manipolatore fornisce risposte platealmente sconnesse e non pertinenti.
  • Intimidazione subdola: utilizzo di minacce velate per spingere la vittima sulla difensiva.
  • Induzione del senso di colpa: tecnica che il manipolatore usa principalmente contro quelle persone particolarmente coscienziose ed empatiche, nelle quali induce ansia, soggezione e dubbio, facendole sentire egoiste e superficiali (valori intollerabili per le persone particolarmente coscienziose ed empatiche).
  • Induzione di vergogna: il manipolatore usa il sarcasmo per abbattere il tono dell'umore della sua vittima, indurla in condizione di umile soggezione e farla dubitare di se stessa. Tipici esempi sono gli sguardi arguti e tono di voce sgradevole mentre si fanno commenti retorici. Scopo ultimo far vergognare e dubitare di sé stessa la vittima.
  • Recitare il ruolo della vittima: anche questa tecnica ha facile presa sulle persone particolarmente coscienziose. Il manipolatore ritrae sé stesso come vittima di una circostanza o del comportamento di qualcun altro, per ottenere compassione ed empatia da parte della vittima, e spingendola ad agire in direzione del soddisfacimento dei propri interessi.
  • Denigrazione: questa è la tattica più potente usata dai manipolatori per mettere la vittima sulla difensiva e allo stesso tempo nascondere l'intento aggressivo del manipolatore. Infatti, quando la vittima si inalbera per difendersi, il manipolatore ha vita facile nell'inquadrare la vittima come "abusante", in torto.
  • Fare il servile: il manipolatore nasconde il soddisfacimento dei propri interessi dietro la scusa dell'obbedienza, del proprio dovere o del proprio lavoro.
  • Seduzione: il manipolatore loda e adula la vittima per fare abbassare le sue difese, assicurarsi la sua fiducia e la sua lealtà. Per manovrare il comportamento della vittima gli basterà minacciare velatamente di rimuovere la propria benevolenza.
  • Proiettare la colpa sugli altri: il manipolatore patologico tende a proiettare e vedere il proprio modo di pensare nella vittima, inducendola a pensare che sia sbagliato ragionare criticamente, fare scelte indipendenti e positive per sé stessa o avere comportamenti produttivi. Tutto ciò induce un senso di colpa nella vittima facendole credere di meritarsi di essere strumentalizzata.
  • Fingere innocenza: il manipolatore proietta un'immagine di sé tale da indurre gli altri in buonafede a pensare che sia innocente o quantomeno tentare di far passare per involontario un suo comportamento deliberatamente dannoso; se accusato fingerà sorpresa e indignazione, recitando il copione dell'innocente e mettendo in atto un comportamento negazionista.
  • Fingere confusione: il manipolatore finge di non sapere di che cosa stia parlando la vittima o comunque confuso al riguardo di un problema espresso dalla vittima. Il manipolatore farà di tutto per indurre la vittima a dubitare di se stessa, facendo perno su "elementi di salvataggio" che avrà inserito intenzionalmente in precedenza per garantirsi il beneficio del dubbio qualora fosse stato scoperto. In molti casi tra gli "elementi di salvataggio" avrà inserito anche persone, colleghi, amici, familiari, anch'essi manipolati come pezzi di un puzzle.
  • Manifestazioni di rabbia: lo scopo è quello di creare uno shock emotivo nella vittima, toglierle il tempo di ragionare e spingerla velocemente in una condizione di soggezione psicologica. Questa tattica viene usata dal manipolatore per "addestrare" la sua vittima ad evitare certi comportamenti o situazioni che a lui non piacciono, come ad esempio atteggiamenti di sospetto della vittima verso le tattiche di manipolazione messe in atto.

L'efficacia dei manipolatori patologici non è determinata tanto dalle tecniche, quanto piuttosto dalla smodata attenzione che essi dedicano a osservare e meditare sulle vulnerabilità psicologiche delle altre persone in quanto potenziali vittime. Infatti il fulcro della loro efficacia risiede nella perfetta complementarità tra la vulnerabilità psicologica della vittima e la relativa tecnica scelta dal manipolatore.
I manipolatori patologici hanno un'esperienza tale che consente loro di sistematizzare e automatizzare le tecniche sopra esposte. Essi sanno bene che l'applicazione casuale delle tecniche sopra esposte sarebbe controproducente. Generalmente i manipolatori si prendono tutto il tempo necessario per sondare le vulnerabilità psicologiche delle loro potenziali vittime.
(Wikipedia al 4/6/26)
-
In accordo con Braiker, i manipolatori sfruttano i seguenti "buttons" (tasti), che possono esistere nelle vittime:

  • L'eccessivo bisogno di piacere;
  • Dipendenza dall'approvazione e dalle conferme degli altri;
  • La paura di provare brutte emozioni come paura, rabbia, frustrazione o delusione;
  • Incapacità di dire di no;
  • Poca assertività;
  • Senso dell'identità sfocato;
  • Pochi legami sociali;
  • Poca resilienza;
  • Locus of control esterno (attribuire ciò che succede a cause esterne anziché a sé stessi).
(Wikipedia al 4/6/26)
-
Simon, invece, classifica le vulnerabilità come segue:

  • Ingenuità: persone che negano di essere vittime o potenziali vittime e non riescono ad accettare il fatto che il mondo include anche persone astute, spietate e deviate;
  • Eccessiva coscienziosità: persone che sono troppo disposte a concedere il beneficio del dubbio e paradossalmente tendono a identificarsi con i manipolatori e trovare ragioni per biasimare le loro vittime (sé stessi);
  • Scarsa fiducia in sé stessi: persone che dubitano di sé stesse, poco assertive e incapaci di definire chiaramente i propri "confini" e farli rispettare; queste persone tendono a mettersi sulla difensiva troppo facilmente;
  • Eccessiva razionalizzazione/intellettualizzazione: persone che si sforzano eccessivamente di capire il manipolatore, ritenendo che debbano avere delle buone ragioni per manipolare;
  • Dipendenza emotiva: persone che tendono ad essere sottomissive, a dipendere dagli altri per il loro equilibrio emotivo. Maggiore è l'incapacità di indipendenza emotiva, maggiore è la facilità con cui verrà manipolata la persona.
    (Wikipedia al 4/6/26)
-
Lo psichiatra Martin Kantor, identifica le seguenti vulnerabilità, che sono tipicamente usate dai manipolatori patologici come i sociopatici, gli psicopatici e i narcisisti:

  • Dipendenza emotiva dagli altri: incapacità di dire "NO" anche alle richieste che dovrebbero rifiutare, a causa dello spasmodico bisogno di essere amati dagli altri;
  • Immaturità: compromissione della capacità di giudizio ed esagerazione delle esternazioni sociali/pubbliche;
  • Ingenuità: rifiuto di credere che esistano persone disoneste. Convinzione che alle persone disoneste non sia consentito di agire;
  • Influenzabilità/Impressionabilità: eccessiva sensibilità al carisma degli altri;
  • Eccesso di fiducia: persone oneste convinte che anche gli altri siano onesti. Tendono a fidarsi facilmente degli altri senza sapere bene chi sono;
  • Solitudine: le persone sole accettano con più facilità ogni offerta di contatto umano. I manipolatori offrono contatto umano condizionato;
  • Narcisismo: i narcisisti sono facili preda di lusinghe non meritate;
  • Impulsività: prendono decisioni improvvise su questioni importanti senza chiedere pareri altrui, lasciando spazio ad un manipolatore di inserirsi nella spinta emotiva interferendo sul processo decisionale;
  • Altruismo: eccessiva empatia, eccessiva lealtà, eccessiva onestà; incapacità di bloccare gli abusi di un manipolatore anche se consapevoli;
  • Eccessiva parsimonia: incapacità di rifiutare un affare anche se è poco chiaro;
  • Eccessivo materialismo: facile preda per truffe e strozzini;
  • Eccessiva ingordigia: persone facilmente influenzabili ad agire in maniera immorale;
  • Masochismo: persone con un senso di colpa che le induce inconsciamente a ritenere di meritarsi che gli altri abbiano la meglio su di loro;
  • Anzianità: persone incapaci di elaborare molte informazioni contemporaneamente, quindi con minori capacità di riconoscere un inganno o una truffa.
    (Wikipedia al 4/6/26)
Faggin e il problema del male
In questo episodio, esploriamo il libro "Irriducibile" di Federico Faggin, un pioniere dell'informatica, mentre affrontiamo il complesso tema della coscienza umana e il suo rapporto con l'intelligenza artificiale.
Discutiamo domande chiave come:
• Come la nostra natura cosciente influisce sulle nostre azioni?
• Qual è la radice del male secondo Faggin, e come si collega alla comunicazione e all'informazione?
• In che modo il concetto di entanglement quantistico riflette la nostra interconnessione?
Rifletto su come ogni nostro gesto possa essere visto come un atto di auto-rivelazione dell'universo. Ciò che facciamo quotidianamente non è solo un'azione, ma una co-creazione della realtà che abitiamo.
Così come i robot umanoidi esibiscono una natura parassitaria, cioè sfruttano e si approfittano di processi e meccanismi umani sviluppatisi nel corso dell’evoluzione per scopi del tutto alieni all’interazione tra umani e macchine e i supposti benefici che ne possono conseguire risultano da un inganno mirato a manipolare gli stati emotivi degli utenti e la loro capacità di formare un modello mentale dell’artefatto tecnologico, analogamente gli esseri umani esibiscono una natura parassitaria quando sfruttano nei confronti di altri esseri umani i meccanismi dell'interazione evolutisi negli umani!
Infatuazione, Ossessione e Allucinazione sono le conseguenze sociali dei social media quali Tiktok
Come  molti  altri  robot  sociali  (umanoidi  in  particolare),  i  robot  animaloidi  sono esplicitamente  progettati per  suscitare reazioni emotive  negli utenti  atte  a  rafforzare la piacevolezza e l’accettabilità del prodotto.
La finzione  in  cui  le  persone anziane  vengono  irretite, e  che  le  induce  a  trattare  i  robot animaloidi  come  se  provassero  emozioni,  avessero  desideri  e  presentassero  una personalità distinta, è troppo superficiale per essere considerata una valida sostituzione del suo archetipo. La solitudine degli anziani non sarebbe così veramente mitigata, ma solo
illusoriamente coperta.
Come evidenziano Sherry Turkle e colleghi, l’autenticità è cruciale nel caso di relazioni sociali moralmente significative. Robot progettati per apparire ciò che non sono possono sì rendere le interazioni più facili e fluide, ma non ambire all’autenticità e alla pregnanza che contraddistinguono le relazioni sociali. Ciò non può che andare a discapito della dignità degli utenti, indotti a  un  “sentimentalismo  moralmente deprecabile” che ricorda casi  di  infatuazione,  ossessione o  allucinazione.  “Nella  misura  in  cui  possono rendere le persone più felici solo quando vengono ingannate su ciò che realmente essi sono”, concludono Rob e Linda Sparrow, “i robot non possono offrire miglioramenti reali al benessere degli utenti”
Conclusioni (provvisorie): Saremo circondati da umanoidi e geminoidi simulatori di coscienza
Lo psicologo Giuseppe Galetta scrive su unina (2025): "L’interazione tra esseri umani e robot umanoidi (HRI) sta subendo negli ultimi anni una radicale trasformazione, determinando una nuova rivoluzione sociale e antropologica che avrà enorme impatto sulla psiche umana. Se un tempo i robot erano relegati a compiti puramente meccanici e ripetitivi, oggi stiamo assistendo all’avvento di una nuova era: quella dell’empatia robotica. Questa frontiera emergente, a cavallo tra l’intelligenza artificiale, la robotica sociale (social robotics) e la psicologia digitale (cyberpsychology), ha come punto di convergenza la psiche umana e si prefigge di creare macchine non solo intelligenti, ma anche capaci di comprendere, simulare e rispondere adeguatamente alle complesse emozioni umane, restituendo all’uomo la percezione di una relazione con la macchina non più artificiale, ma di natura sociale. La macchina sta sempre di più assomigliando al suo creatore, sviluppando una propria autonoma personalità, potenzialmente in grado di evolversi verso l’autoconsapevolezza. Attraverso i robot umanoidi (androdi o ginoidi), l’IA è ormai in grado di agire fisicamente nella realtà sociale, entrando in una connessione empatica ed emotiva con l’essere umano. Scopo di questo articolo è quello di presentare un nuovo oggetto di riflessione della psicologia digitale con un duplice obiettivo: da un lato, analizzare le fondamenta tecnologiche e psicologiche che rendono possibile la simulazione dell’empatia nei robot, esaminando come questi umanoidi possano essere addestrati a riconoscere e riprodurre le espressioni facciali dell’essere umano, la sua mimica gestuale e le sfumature vocali che costituiscono il linguaggio non verbale e paraverbale delle emozioni. Dall’altro lato, individuare gli effetti che tale interazione produce sulla psiche umana: l’espressività facciale di un robot umanoide, infatti, è in grado di generare empatia nell’utente come se fosse un essere umano." Si sta avviando quindi una fase nuova nell'evoluzione umana e nell'evoluzione della società: l'essere umano si troverà costretto ad assumere una diversa percezione di se stesso rispetto al passato. I principi quantistici guideranno la sua trasformazione (interiore e relazionale) indirizzandola verso l'incertezza, l'entanglement e la sovrapposizione. Indubbiamente ci saranno, per l'essere umano, molti vantaggi nella futura diffusione dei robot umanoidi, ad esempio l'assistenza sanitaria avrà un incremento enorme. Inoltre la produzione di oggetti (qualunque oggetto, dal più semplice al più complesso) avrà uno sviluppo incredibile. Già oggi esistono delle fabbriche chiamate "fabbriche oscure" perché vi si svolge all'interno la produzione (24h su 24) e non hanno neanche bisogno di essere riscaldate perché i robot non necessitano né di luce né di regolazione termica per produrre. Anche la maggior parte dei servizi subirà lo stesso destino (servizi assicurativi, finanziari, logistici, ecc, ecc). Ma la fase più critica per l'essere umano arriverà con l'introduzione dei robot geminoidi, cioè quelli indistinguibili fisicamente dagli umani, perché introdurranno la possibilità di simulare gli essere umani pur non avendo sentimenti ed emozioni (ma simulandoli molto bene). Ciò sarà possibile perché molti umani hanno intrattenuto con i loro partner o con i familiari, nella vita quotidiana relazioni povere, false o poco empatiche, quindi non saranno in grado di notare le differenze rispetto a robot simulatori, ma continuano ad avere esigenze psicologiche di riconoscimento e apprezzamento! Le simulazioni psicologiche basate sui geminoidi (androidi iperrealistici) e robot umanoidi avanzati rappresentano un campo d'avanguardia che unisce ingegneria, intelligenza artificiale e psicologia digitale. Queste tecnologie non si limitano a imitare le sembianze umane, ma mirano a replicare il linguaggio non verbale, le emozioni e le dinamiche relazionali per studiare e interagire con la mente umana.
per scaricare le conclusioni (in pdf):
icona
La razionalità richiede impegno personale!
Iscriviti alla Newsletter di pensierocritico.eu per ricevere in anteprima nuovi contenuti e aggiornamenti:
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
Scrivi, se non sei d'accordo
Se ritenete che le tesi del "punto chiave" non vengano sufficientemente supportate dagli argomenti presenti in questa pagina potete esprimere il vostro parere (motivandolo).
Inviate una email con il FORM. Riceverete una risposta. Grazie della collaborazione.
Guarda le pagine correlate
Libri consigliati
a chi non vuole corre il rischio di occuparsi del mondo percepito trascurando la mente che lo percepisce
Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 4 Giugno 2026