Principi della Meccanica Quantistica: la vera realtà umana
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La fisica quantistica ha rivelato, fin dalla sua nascita agli inizi del Novecento, il suo potenziale per cambiare radicalmente, non solo la fisica, ma soprattutto il modo in cui l'essere umano interpreta la realtà: il paradigma meccanicistico sta per essere spazzato via e sostituito col paradigma olistico, e col conseguente pensiero quantistico? In questo capitolo (o nel libro di Mindell) ci renderemo conto del potere inimmaginabile della nostra "mente" e dei grandi cambiamenti mentali necessari per vivere la rivoluzione quantistica efficacemente: sono stati distrutti i concetti di "determinismo" e "causalità", che i fisici Isaac Newton e Pierre Simon Laplace avevano posto a fondamento del pensiero scientifico attribuendogli la possibilità, sia di risalire al passato che di prevedere il futuro. Il mondo dei quanti, invece, è controintuitivo, ossia non rispetta i meccanismi logici dell'intuizione. La fisica classica, quella newtoniana, è "lenta, primitiva e temporale" nei confronti di quella quantistica, ma c'era bisogno di tempo per adeguare la "mente" umana alle necessità della nuova fisica. Come scrive lo psicoterapeuta e analista junghiano Arnold Mindell nel libro "Quantum Mind" facendo riferimento al libro "Alice nel Paese delle meraviglie" (p.15): "Nel libro Alice trova un fantastico mondo sotterraneo dove gli oggetti parlano. Sopra c'è la realtà quotidiana. Fino ad ora, se si voleva andare sotto la superficie delle cose, si doveva lavorare con la psicologia che, in un certo senso, si concentra sulle cose sotterranee. La fisica si è centrata essenzialmente sul mondo al di sopra della superficie. Solo Alice e gli sciamani aborigeni hanno attraversato il varco tra i mondi, muovendosi nella vita con la consapevolezza che ogni momento è un miscuglio di ragione e magia." Un buon esempio della contro-intuitività del mondo dei "quanti" la dà la concezione del "tempo", il quale in realtà non esiste ed è solo una convenzione utile alla vita umana, ma inesistente sul piano fisico, infatti sul "tempo esperienziale" il fisico Ulrich Mohrhoff scrive: "Siamo abituati all'idea che il rossore di un pomodoro maturo esista nelle nostre menti, piuttosto che nel mondo fisico. Troviamo incomparabilmente più difficile accettare che lo stesso sia vero per l'ora esperienziale: non ha alcun corrispondente nel mondo fisico. Non c'è semplicemente modo oggettivo di caratterizzare il presente. E poiché il passato e il futuro sono definiti rispetto al presente, anche essi non possono essere definiti in termini oggettivi. I modi temporali passato, presente e futuro possono essere caratterizzati solo in base a come si relazionano a noi come soggetti coscienti: attraverso la memoria, attraverso l'immediatezza al presente dei qualia (proprietà introspettibili come il rosa o il turchese), o attraverso l'anticipazione. Nel mondo accessibile alla fisica possiamo qualificare eventi o stati di cose come passati, presenti o futuri rispetto ad altri eventi o stati di cose, ma non possiamo parlare del passato, del presente o del futuro. [...] Ai filosofi, le perplessità e le assurdità implicate dalla nozione di un presente oggettivo che avanza o di un tempo oggettivamente fluente sono ben note. I fisici hanno cominciato a riconoscere la soggettività del presente e l'inesistenza di uno stato istantaneo in evoluzione con la scoperta della relatività della simultaneità. Nelle famose parole di Hermann Weyl, il mondo oggettivo semplicemente è; non accade." L'essere umano, evolutivamente, ha orientato il proprio "pensiero", fin dall'inizio, verso un dualismo binario (buono/cattivo, felice/triste) che lo ha, sia favorito che svantaggiato. Favorito in quanto, per mezzo della realtà fisica, ha avuto accesso a comportamenti che hanno guidato la sua azione con la massima "libertà" personale. Sfavorito in quanto, l'assenza di responsabilità, nell'adottare comportamenti collettivi senza etica (contrasti religiosi, continui conflitti, idee controverse, distruzione dell'ambiente) lo hanno indirizzato verso la necessità di cambiare il proprio pensiero per evitare l'estinzione. Non esiste una linea di demarcazione netta tra la fisica classica e il mondo dei quanti, tuttavia, in ogni esperimento, siamo costretti a scegliere, nell' "osservatore" dell'esperimento il soggetto che fa collassare la funzione d'onda, determinando il confine tra i due mondi. Questo confine si trova quindi nel corpo dell' "osservatore", come descritto dal fisico Von Neumann nel suo saggio del 1932. Egli ha inserito svariati processi tra strumento e "osservatore", come scrive Ananyo Bhattacharya nel libro "L'uomo venuto dal futuro" (pp. 71-73):"la luce che entra nell'occhio dell'osservatore, per esempio, è un flusso di fotoni che vengono riflessi dalla colonna di mercurio e rifratti dal bulbo oculare prima di colpire la retina. A quel punto le cellule retiniche li trasformano in segnali elettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico. E' verosimile, inoltre, che questi segnali inducano nel cervello reazioni chimiche. Indipendentemente da quanti passaggi di questo tipo aggiungiamo, argomenta von Neumann, la sequenza di eventi deve finire con qualcuno che percepisce l'evento. In altre parole, siamo sempre obbligati a dividere il mondo in due parti: il sistema osservato e l'osservatore. Il confine concludeva si può spingere in modo arbitrariamente profondo dentro il corpo fisico dell'osservatore. E ciò era vero, diceva von Neumann, fino all'atto della percezione (qualunque cosa si intenda con questa parola). Oggi definiamo il confine come il 'taglio di Heisenberg'; più di rado (ma sarebbe più corretto), di 'Heisenberg-von Neumann'". Come conseguenza di questo risultato, in linea di principio ogni oggetto può essere trattato dal punto di vista quantistico, per grande e complesso che sia: l'importante è che la funzione d'onda collassi (istantaneamente) in qualche punto della catena di eventi che portano dall'osservazione del sistema alla coscienza di chi osserva." La necessità di cambiare il pensiero umano è stata evidenziata dal "pensiero quantistico" e, in particolare, ad esempio, come nel caso precedente, da uno dei più bizzarri e sorprendenti fenomeni quantistici (l'entanglement) del quale la fisica Chiara Zagonel scrive nel suo libro "Cambia la tua vita con la meccanica quantistica" (p.74): "In moltissime occasioni il comportamento di chi ci è vicino non lo comprendiamo, lo giudichiamo o addirittura ci ferisce. Ma l'entanglement ci fa capire che l'altro non esiste come entità separata da noi. Da un punto di vista non-locale, i giudizi e le proiezioni che abbiamo sull'altro sono solo osservazioni che stiamo facendo su noi stessi e ci riportano sempre e soltanto a noi. L'altro siamo noi e, in ogni momento, siamo noi gli unici responsabili di quello che accade, anche se non lo crediamo affatto possibile. Non è l'altro a causare in noi dolore, rabbia o gioia, ma siamo noi che, attraverso quello che identifichiamo come l'altro, ci stiamo letteralmente organizzando e manifestando un'esperienza importante per vederci in tutti i nostri aspetti, anche e soprattutto quelli che consideriamo negativi. Le reazioni emotive ci svelano i pensieri e le credenze che abbiamo, di cui non siamo consci o di cui non vogliamo prendere atto (e su cui gli psicoterapeuti di tutto il mondo lavorano). Tramite l'altro ci stiamo provocando a diventare la versione migliore e più vera di noi stessi." L'entanglement, quindi, ci fa capire che ognuno di noi è proiettore di se stesso e che ognuno può essere il terapeuta di se stesso, se, però, se ne attribuisce la responsabilità, altrimenti rimarrà (o vorrà inconsciamente rimanere), dualisticamente, dipendente da qualcun altro al quale delegare (o attribuire) ogni colpa oppure ogni merito dei suoi problemi. Siamo noi i veri osservatori del processo vitale guidato dalla funzione d'onda, siamo coloro che la fanno collassare verso un risultato certo e visibile anche nel mondo fisico (l'unico che ci appare come "reale"). Il mondo, che prima della quantistica veniva ritenuto statico e immutabile perché aggrappato alle regole della meccanica newtoniana, improvvisamente si ritrova ad essere dinamico e probabilistico. Il determinismo, che aveva contraddistinto il mondo di ieri, viene fatto a pezzi e ci si ritrova in un mondo in cui prende piede il principio di indeterminazione di Werner Heisenberg, tale per cui non si può prevedere/determinare la posizione di nessuna cosa (particella, situazione o altro). La fisica Chiara Zagonel scrive (pp.47-48): "Con il principio di indeterminazione di Heisenberg, possiamo vedere di nuovo la centralità e l'importanza di chi fa le osservazioni, di chi guarda la realtà e, di conseguenza, la definisce. E' infatti l'osservatore, definito da John Wheeler 'partecipatore', che di fronte a tutti gli stati descritti dalla funzione d'onda, determina quale si manifesterà. Come sostiene il fisico Federico Faggin, c'è una supremazia della coscienza, che risulta irriducibile alla materia e che invece la manifesta e la influenza. Possiamo pertanto affermare che, in quanto osservatori coscienti, in ogni istante della nostra vita siamo artefici di quello che si manifesta e, consapevoli o no, siamo contemporaneamente la causa e l'effetto. E' una nostra responsabilità personale il passaggio da ciò che potenzialmente potremmo essere o fare, a quello che poi accade. Non è proprio possibile considerarsi dei soggetti distaccati e ininfluenti sulla nostra realtà e in qualche modo vittime di quello che succede, come se fosse indipendente da noi." Inoltre, ogni cosa (o persona) è collegata inestricabilmente a ogni altra in un rapporto relazionale di reciprocità indipendente dalla distanza: tale caratteristica dell'Universo, chiamata "entanglement" tiene insieme l'Universo ed è stata finalmente dimostrata scientificamente anche nel mondo fisico (Premio Nobel nel 2022 ad Aspect, Clauser e Zeilinger). Per effetto dell'entanglement, la relazione tra le persone e le cose diventa di natura "partecipatoria", cioè scompaiono i rapporti di potere. Oggi siamo ancora lontani dall'applicazione di tale principio all'attuale mondo dualistico che dovrà inevitabilmente cambiare. La meccanica quantistica descrive il mondo come incerto e probabilistico, fatto di realtà sovrapposte e proprietà indeterminate. Ma sono proprio la probabilità e l’incertezza intrinseca del mondo quantistico che racchiudono inimmaginabili possibilità di avanzamenti nella conoscenza e nella tecnologia, che sfruttano e controllano proprio il bizzarro comportamento quantistico. Secondo l'INFN "La meccanica quantistica è a tutt’oggi il motore primario di fenomeni da cui dipende la nostra stessa esistenza, come la fusione termonucleare nelle stelle. Ma il ruolo della meccanica quantistica nel cosmo riguarda innanzitutto l’origine, il Big Bang (la singolarità), quando le dimensioni dell’universo erano di gran lunga inferiori a quelle di un atomo e di atomo ancora non si parlava, ma solo di energia e di quanti. Protagonista di quell’attimo indecifrabile è il vuoto quantistico, la cui fluttuazione originaria avrebbe dato luogo al Big Bang. Conoscere la natura di oggetti estremi come i buchi neri potrebbe aiutarci a comprendere dove la meccanica quantistica incontra la gravità che domina il macrocosmo." Il dualismo è nato agli albori dell'essere umano, favorito dal ruolo del linguaggio, che ha introdotto la separazione tra le cose e tra l'uomo e le cose. La caratteristica umana è "autopoietica", cioè l'essere umano tende a creare se stesso, e soprattutto vuole decidere quando e come farlo puntando sul "libero arbitrio". Per far ciò egli si basa sulla sua "coscienza", cioè sulla consapevolezza dei suoi atti, che guida la sua realtà. Egli percepisce ciò che fa e lo mette in atto, basandosi su sentimenti empatici e compassionevoli. Come scrive Arnold Mindell nel libro "Quantum Mind" (p.17): "Per comprendere e sperimentare la materia bisogna immergersi in esperienze oniriche, in alterati stati di coscienza, dove lo spazio e il tempo sono meno significativi di quanto non lo siano nella realtà ordinaria. Bisogna imparare a sognare lucidamente." Bisogna cioè adottare un pensiero quantistico che il coach Bruce Schneider descrive così: "Il pensiero quantistico è l'idea che si possano avere più pensieri opposti contemporaneamente e mettere in atto il pensiero appropriato al momento ottimale. Quando praticate in modo efficace, le tecniche di pensiero quantistico possono essere la soluzione per uscire dalle nozioni preconcette e sfidare la mentalità umana a incorporare altre prospettive, avere più pensieri opposti contemporaneamente e considerare tutte le possibilità anziché solo quelle ovvie richiede un diverso tipo di pensiero. Allontanarsi dal modo di pensare predefinito consente di espandere la mente e avere idee opposte, accettando che la verità non deve sempre avere senso." Oggi non è ancora così, e il pensiero critico "classico" ce lo mostra, ma la direzione verso cui andrà è, inevitabilmente, quella del pensiero quantistico.
La separazione tra i due domini della meccanica classica e della meccanica quantistica è costituita da una barriera (la decoerenza) che, tiene lontano l'essere umano dall'incertezza e dall'instabilità, dalla probabilità e dall' intangibilità dell'universo
Mappa concettuale dei principi della meccanica quantistica e della meccanica classica
Vandana Shiva, fisica quantistica, attivista per il clima
La fisica Vandana Shiva spiega i principi della meccanica quantistica
Punto chiave di questa pagina
COME CAMBIARE LA REALTA': la fisica Chiara Zagonel scrive nel suo libro "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" (pp. 41-42): "La metafora della funzione d'onda è un vero e proprio incitamento a rimanere positivi e fiduciosi, perché nulla è del tutto determinato: perfino nella più disperata delle situazioni ci sono molteplici possibilità che di fatto coesistono, anche se noi non le riusciamo a percepire, e addirittura quella con una bassissima probabilità potrebbe verificarsi. Se crediamo, ad esempio, di non avere l'energia per uscire da una situazione in cui ci sentiamo intrappolati, possiamo ricordarci dell'effetto tunnel. La nostra funzione d'onda ha almeno una codina fuori dalla condizione da cui vogliamo uscire e la probabilità di risolvere il problema, anche se fosse infinitesima, è comunque diversa da zero. Ci troviamo in una sovrapposizione degli stati e siamo contemporaneamente intrappolati e liberi. Il collasso della funzione d'onda allo stato in cui siamo liberi può avvenire realmente, e ciò succede, in modo praticamente istantaneo e senza sforzo, al momento giusto. Non è prevedibile come accadrà, ma sicuramente dipende da noi che siamo gli artefici dell'osservazione. Esistono scenari e modalità che spesso non riusciamo a immaginare e che sono paragonabili a una porta che si apre e che non avevamo mai notato prima, o a un passaggio segreto scoperto per caso sotto il nostro letto. Potrebbe anche essere solo un cambio della nostra percezione riguardo a quello che stiamo vivendo, o a una eventualità che non abbiamo mai considerato. E in un attimo ci sentiremo leggeri e liberi da quello che ci opprimeva. Il segreto è rimanere nella fiducia che ciò sia possibile e che si possa manifestare. O, meglio ancora, che sia già presente nella molteplicità e nell'infinita ricchezza della sovrapposizione degli stati, e che dipenda solo da noi percepirlo e sceglierlo."
La fisica Chiara Zagonel scrive: "Il primato spetta sempre allo spirito, al pensiero, a ciò che sta dentro, e il resto segue come una naturale conseguenza. Viceversa, ogni azione sul piano prettamente materiale non può portare a una vera trasformazione se non è accompagnata da un cambio di attitudine e di percezione. Per questo, se stiamo per intraprendere un progetto o se stiamo aspettando l'esito di qualcosa, prima è opportuno fermarci a osservare il nostro stato interno. Se proviamo paura, rabbia o un senso di colpa, queste emozioni condizioneranno inevitabilmente quello che seguirà. Non serve darsi da fare, provare strade diverse; invece ha molto più senso fare un lavoro personale che ci permetta di fare un cambiamento profondo e, usando le parole del mago della pioggia, di riportarci nel Tao. Questo processo alchemico interiore costituirà di fatto il risultato principale e più importante, mentre ciò che seguirà sul piano fisico sarà solamente un effetto secondario."
Equazione di Schrödinger
E' l'osservatore, con la procedura di misura, che fa collassare la funzione d'onda dal mondo delle probabilità a un singolo caso e definisce così il risultato.
La separazione delle cose e la frammentazione tra le cose sono sempre apparenti, perché anche se non ce ne rendiamo conto, la meccanica quantistica ci dimostra che viviamo in un universo unificato
Insegnamento della fisica: dalla Old Quantum Physics al progetto I SEE
La giornalista scientifica Anna Greco dell'Istituto nazionale di Fisica Nucleare (INFN), scrive: "Nell’insegnamento della fisica quantistica c’è spesso un problema di approccio, che è comune in molti Paesi: a scuola non viene trattata la “vera” fisica quantistica, ma la cosiddetta “old quantum physics”, cioè si porta avanti una trattazione pseudo-storica dei passaggi concettuali che hanno portato alle prime ipotesi quantistiche, dal 1900 al 1927 circa, passando attraverso la descrizione di esperimenti e modelli come il corpo nero, l’effetto fotoelettrico, l’effetto Compton, i modelli atomici, con un cenno al dualismo onda-corpuscolo e all’indeterminazione. Questa è la lista degli argomenti previsti nelle Indicazioni nazionali, ed è un insieme cronologico di eventi che apre molte domande affascinanti perché sfidano la fisica classica, ma non si arriva a presentare la fisica quantistica come teoria. Di fatto, non si fa il passaggio concettuale necessario per dare nuovi strumenti interpretativi e le spiegazioni che si propongono mantengono una struttura “semiclassica”, basate su immagini, come il dualismo onda-particelle, pensate in relazione al mondo classico.
Come emerge da moltissimi studi in didattica della fisica, gli studenti, e anche in una certa misura gli insegnanti, vivono questo approccio all’insegnamento della meccanica quantistica con grande fascinazione verso i “misteri” quantistici, però rimane la sensazione che ancora non esista una teoria che faccia chiarezza su cosa accade effettivamente. C’è bisogno quindi di una strategia per superare la old quantum physics in favore di una trattazione più contemporanea – anche se questo, in contesto italiano, significa andare oltre le Indicazioni nazionali."
Punti di riflessione
Tutto quello che è detto, è detto da un osservatore. (Humberto Maturana in "Autopoiesi e Cognizione" p.10)
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QUANDO E' NATO L'"OSSERVATORE": DA "PARTECIPATORE" AD "OSSERVATORE"
[nel sedicesimo secolo si perse la comunione con la natura] Si cercò di fare chiarezza con la decisione di separare razionalmente la mente dalla materia. Ma buona parte del nostro senso innato di comunione con la natura venne persa. Comparve invece un 'osservatore' ritenuto capace di andare ben oltre il mondo degli eventi. Anche oggi, nella fisica moderna, l'osservatore è impersonale, uno strumento meccanico più che una persona con sentimenti. Lo scienziato, in qualità di osservatore, si concentra solo sulla 'realtà', ossia sulla realtà consensuale su cui concorda la maggioranza della gente, in una data cultura e in un dato spazio e tempo, e che può essere misurata con dispositivi fisici. Questo osservatore è una specie di robot fisico paragonabile a un contatore di elettroni, senza un cuore che batte e un fiume di sangue che scorre nelle vene. L'osservatore fa tutto il possibile per rimanere obiettivo e tenere da parte le sue osservazioni; partecipare al mondo che si osserva è considerato 'cattiva' scienza. (Arnold Mindell p.23)
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L'UNIVERSO E' PARTECIPATIVO
Anche se nelle sensazioni quotidiane ha i suoi vantaggi dire che il mondo esiste 'là fuori' indipendente da noi, tale modo di vedere le cose non è più sostenibile. C'è come la strana sensazione che l'universo sia 'partecipativo'. (John Wheeler in Arnold Mindell p.59)
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QUALI DISCIPLINE SERVONO PER CHIARIRE GLI ASPETTI DEI QUANTI
Mettere insieme la fisica, la psicologia e la saggezza collettiva tradizionale dell'umanità, nota come sciamanesimo, è sia la sfida sia l'impegno di questo libro. (Quantum Mind) (Arnold Mindell p.20)
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REALTA' CONSENSUALE E REALTA' NON CONSENSUALE
Se Einstein fosse ancora vivo gli chiederei di aiutare la fisica a diventare più relativistica. Suggerirei di introdurre due nuovi termini per distinguere e valutare due realtà fondamentalmente diverse: la realtà consensuale (RC), che ha il consenso generale; e la realtà non consensuale (RNC), che è stata trascurata dall'attuale visione scientifica mondiale. Io sostengo che è più relativistico, e perciò più profondamente fedele al nucleo dell'esperienza universale umana, parlare di realtà consensuale invece di chiamarla 'mondo reale'. La RC è impersonale, ha il consenso ed è considerata fondamentale in una data cultura ed epoca. La RNC è un'altra realtà, quella che, secondo il punto di vista della RC, sembra essere più 'individuale', soggettiva e meno importante; ha meno consenso e meno approvazione da parte della corrente culturale principale. [...] Senza le esperienze personali della RNC, come la sofferenza, l'amore e i sogni, la fisica non sarà mai completa. (Arnold Mindell p.21)
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STORIA DELLA REALTA' NON CONSENSUALE
L'attuale tendenza a ignorare gli aspetti qualitativi del mondo ha una lunga storia. Prima del sedicesimo secolo, la fisica e la psicologia erano un'unica e identica 'scienza': l'alchimia. Ad esempio, un metallo non era solo un metallo. Un metallo era un pezzo di materia così come lo conosciamo oggi, ma conteneva uno 'spirito metallico', o un'anima. (Arnold Mindell pp.22-23)
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QUANDO FISICA E SPIRITUALITA' SI SONO SEPARATE
Privilegiare la RC, considerandola la realtà fondamentale, distrugge il senso di fusione emotiva con il mondo. Si è iniziato nel sedicesimo secolo a dare più valore alla RC rispetto alla RNC, quando gli europei hanno incominciato a parlare di particelle senza un'anima. La fisica e la spiritualità si separarono e la religione fu relegata ad attività rivolta esclusivamente allo spirito. Non eravamo più partecipi della natura ma diventammo 'osservatori obiettivi': benché di notte entrassimo ancora in contatto diretto con gli dei. (Arnold Mindell p.23)
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CONNETTERE I SOGNI CON LE ESPERIENZE CORPOREE
Subito dopo aver intrapreso la strada della psicologia mi ritrovai di nuovo insoddisfatto. La psicologia non si basava sul corpo, sulla materia. Mi domandavo, quindi, come i miei sogni potessero essere connessi con le mie esperienze corporee. Il lavoro con i sogni, secondo me, aveva bisogno di nuovi stimoli! Dopo il subconscio di Freud, l'inconscio collettivo di Jung, lo psicodramma di J.L.Moreno e la psicologia della Gestalt di Fritz Perls, la ricerca sembrava essersi fermata. (Arnold Mindell p.25)
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CONTARE: CIO' CHE CONTI DIPENDE DA CIO' CHE SEI
Quello che contiamo (o non contiamo) riflette il nostro modo di pensare o percepire. Rispecchia la nostra relazione con ciò che stiamo osservando. (Arnold Mindell p.33)
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PERDERE L'ESPERIENZA DIRETTA DEGLI EVENTI
Descrivendo un processo, dicendo qualsiasi cosa sulla natura, si perde un certo grado di contatto con essa! Questo concetto, che abbiamo dedotto dalla matematica, è fondamentale anche per il taoismo, l'antica dottrina spirituale cinese, che esorta a seguire il flusso della natura. La primissima lezione del Tao Te Ching dice: Il Tao che si può nominare non è il Tao eterno! Se sostituiamo alla parola 'Tao' quella di 'processo', si ottiene: "Il processo che può essere descritto non è l'intero processo" Perdiamo contatto con l'esperienza diretta degli eventi nel momento in cui li contiamo, li descriviamo o ne parliamo. (Arnold Mindell p.37)
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LE LIMITAZIONI DI BASE ALLA REALTA' CONSENSUALE SONO UN ASPETTO TACIUTO E NON RICONOSCIUTO DELLA NOSTRA ESPERIENZA QUOTIDIANA
Nel creare una realtà comune, condividiamo una certa visione delle cose con la nostra famiglia, gli amici, il gruppo, la sottocultura, la cultura, la nazione e il mondo, allo stesso modo in cui la nostra nazione fa parte dell'economia globale. (Arnold Mindell p.38)
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IL CONTEGGIO NON DESCRIVE LA REALTA' COMPLETA DI CIO' CHE SI STA CONTANDO
Pensare considerando solo gli aspetti dei numeri relativi alla realtà consensuale nasconde la nostra relazione con ciò che osserviamo, le esperienze personali e i presupposti psicologici connessi. Perciò la fisica odierna, basata sulle misurazioni e i conteggi nella RC, descrive solo una parte della natura. Attenersi unicamente alle descrizioni della RC ci fa dimenticare che molte delle nostre incertezze sulla natura derivano da esperienze sensoriali trascurate. Dopo tutto, solo perché siamo interessati agli oggetti discreti (perché si possono contare) e non agli altri processi correlati al contare, non significa che tali oggetti esistano in natura indipendentemente dal processo che li genera o dall'osservatore. Perciò quello che contiamo è solo una rappresentazione di ciò che sta avvenendo. Il conteggio non descrive la realtà completa di ciò che si sta contando. L'antico libro cinese, Il Tao Te Ching, ci dice che il Tao, che passa attraverso ogni evento creando la nostra esperienza, è diverso dalla cosiddetta descrizione definitiva di un evento nella RC: il Tao che si può nominare non è il Tao reale. (Arnold Mindell p.46)
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LA "NOSTRA" MATEMATICA E' INFLUENZATA DALLA NOSTRA PSICOLOGIA, CULTURA, PERIODO STORICO
La descrizione matematica è simbolica; approssima il mondo che sperimentiamo e osserviamo. All'interno di questo codice si cela l'influsso della nostra psicologia personale, della nostra cultura e del periodo storico in cui viviamo. La matematica non descrive soltanto gli eventi reali, ma dice qualcosa sulla struttura del nostro 'accorgerci', ovvero sui percorsi di consapevolezza che si nascondono come ombre dietro ogni momento di osservazione. (Arnold Mindell p.47)
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LA DIVISIONE TRA LOCALE E NON LOCALE E' QUELLA TRA ME E NON ME
Le basi numeriche sono un esempio di applicazione del principio antropico secondo il quale l'universo diventa comprensibile in termini umani. In quanto quando contiamo stiamo dicendo: "Me, me e ancora molti me!". Cosa viene dopo di me, dopo la mia dimensione e la mia forma, viene ancora misurato utilizzando me. Il limite è dato da me stesso. Quando arriviamo lì, ritorniamo a noi stessi e diciamo che tutto è più di me.[...] Oltre il limite si trova il mondo 'al di là di me'. I cinesi chiamavano questo 'al di là di me' il mondo delle diecimila cose. Quello che sperimentiamo come 'molti' è il mondo esterno. il 'non me', la divisione tra il locale e il non locale, e la nostra reazione è quella di tornare a ciò che è familiare e ripetere di nuovo il processo. [...] Il processo 'persevera'. Quante volte avete ascoltato un amico ripetere sempre la stessa storia? Quante volte avete raccontato lo stesso episodio della vostra infanzia? In parte, la storia viene raccontata perché forse avete raggiunto un limite che non siete ancora riusciti a superare. Io ero solito raccontare delle zuffe fatte da bambino perché mi trovavo al limite relativo al sostenermi ed accogliermi. La mia percezione di me stesso non includeva la capacità di supportare me stesso. Oggi sono felice di aver superato tale limite e che la mia identità stia cambiando un po'. (Arnold Mindell pp.52-53)
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CONOSCERE LA BASE NUMERICA DI UNA PERSONA SIGNIFICA POTER PREVEDERE COME SI COMPORTERA' IN CIRCOSTANZE ANALOGHE
Una volta in possesso di diversi elementi relativi al processo di una persona, si può dire che conosciate la sua base numerica e che possiate descrivere o predire molte cose di lei. Se sapete come qualcuno si identifica, siete in grado di indovinare quando si ripete e riguardo a cosa. Di fatto la maggior parte dei nostri sogni riguarda anche eventi che accadono 'al di là di me'. Le basi numeriche sono incredibili. In termini psicologici, le basi numeriche rispecchiano la nostra identità personale. I limiti prendono forma nei nostri sogni e pensieri, quando sentiamo che certi processi sono troppo lontani da quello che conosciamo, troppo insoliti, troppo distanti dalle nostre identità. In un certo senso i limiti ci proteggono da ciò che è conosciuto e insolito. (Arnold Mindell p.54)
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CONTANDO CIO' CHE VA AVANTI, SI VA INDIETRO, CIOE' SI RITORNA ALL'UNITA' ORIGINARIA DA CUI PROVIENE TUTTO
Dopo ogni meditazione, dopo ogni occasione di lavoro interiore, io ritorno indietro e ringrazio quel misterioso qualcosa, ringrazio il potere universale che crea il Tao e la matematica del sognare. (Arnold Mindell p.57)
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SECONDO MINDELL "SOGNARE" SIGNIFICA PRECONSCIO
Nella psicologia orientata al processo, io chiamo 'sognare' il processo di consapevolezza da cui scaturisce l'osservazione e che è una combinazione di esperienze meditative, contemplative e immaginative, che molta gente ignora. Uso il termine 'sognare' nel senso di una forma basilare, generalmente inconscia, di consapevolezza che precede la coscienza. La teoria di Jung, secondo la quale un sogno è la sua stessa interpretazione, è un punto di vista orientato al processo. Il processo (sognare) coincide con la sua soluzione. Il concetto di processo di David Finkelstein e le idee di David Bohm sull'universo in movimento sono tentativi di basare la fisica sui processi. Nel mio libro River's Way tratto in maniera più approfondita il concetto di 'processo' in psicologia e in fisica. (Arnold Mindell p.57)
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LA MATEMATICA INTERAGISCE CON LE ENERGIE UNIVERSALI (TAO) RIVELANDO LA REALTA'
La matematica descrive cosa avviene quando la nostra attenzione interagisce con il Tao, con le energie universali non consensuali attorno a noi, rivelando così la realtà. La matematica non è solamente il codice in base al quale funziona la mente. (Arnold Mindell p.59)
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LA MAGGIOR PARTE DI QUELLO CHE ACCADE NELLA REALTA' NON CONSENSUALE RIMANE SCONOSCIUTO
C'è un determinato numero di limiti o barriere alla percezione. Uno dei primi limiti che incontriamo nel lavoro interiore è collegato a prendere la decisione di vedere cosa sta succedendo. Lo chiamo 'limite per entrare nel processo'. Questo primo limite consiste nel notare oppure osservare un aggregato (un evento esterno o un'esperienza interiore). In psicologia è quello che si chiama limite all'autoriflessione, ossia all'usare l'attenzione per concentrarsi sulla propria esperienza. Generalmente ci aggrappiamo alla realtà consensuale quotidiana. Quindi, quando ci accorgiamo di un nuovo pensiero, di una fantasia, di un'emozione o di una sensazione corporea, ciò costituisce un limite per tutti noi, in quei momenti in cui non ci interessa la nostra vita interiore. Fino a quando tale limite non viene superato, la maggior parte di quello che accade nella realtà non consensuale (RNC) rimane sconosciuto. Il primo limite crea delle proiezioni nel senso che, se non ci accorgiamo di cosa succede dentro di noi, lo 'proiettiamo' fuori e ciò che è sconosciuto continua ad essere irrilevante o 'non me'. (Arnold Mindell p.60)
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IL LIMITE ALL'UNIVERSO
C'è anche il 'Limite all'universo'. Questo quarto limite è quello che tende a separare la nostra identità dal mondo che sta al di là della nostra famiglia o del nostro gruppo. Pensiamo che il mondo o l'universo sia insolito, addirittura sconosciuto, 'non me'. [...] In psicologia e fisica, questo limite è connesso con la localizzazione del cosiddetto osservatore. Di norma pensiamo che l'osservatore si trovi fondamentalmente nel nostro corpo. Se il limite all'universo non esistesse, potremmo sperimentare l'osservatore in noi come l'universo che guarda se stesso. Spesso nei sogni vediamo le cose come se fossimo 'in cima ad una montagna', oppure abbiamo una visione del mondo dallo spazio. L'occhio del sogno, per così dire, è una specie di visione universale di ciò che accade. Nella maggior parte delle religioni questo limite si manifesta nella convinzione che gli dei e le dee sono "non io". La maggioranza delle persone in Occidente fa fatica a considerare la possibilità che gli dei e le dee dell'antica mitologia e della saggezza popolare rappresentino le loro esperienze trascendenti o il loro modo di essere. (Arnold Mindell p.63)
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LA FUNZIONE D'ONDA DETERMINA L'ATTO CREATIVO
E' l'osservatore, con la procedura di misura, che fa collassare la funzione d'onda dal mondo delle probabilità a un singolo caso e definisce così il risultato. Senza osservazione si rimane nel mondo delle infinite possibilità, mentre l'azione dell'osservatore permette l'attualizzazione di una sola di esse, determinando quindi la realtà fisica. Così, l'osservazione corrisponde a un vero e proprio atto creativo e la modalità con cui avviene concorre a determinare l'esito stesso della misura. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" pp. 38-39)
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LA SOVRAPPOSIZIONE DI STATI DETERMINA L'ASPETTO PARZIALE DELLA VISIONE DELLA REALTA'
Nella nostra esperienza quotidiana la sovrapposizione di stati non è qualcosa che sperimentiamo, ma questo è dovuto sostanzialmente a due motivi. Prima di tutto, a livello macroscopico è molto difficile isolare un sistema dall'ambiente in cui si trova, e sono proprio le inevitabili interazioni con esso che fanno collassare la funzione d'onda, facendo passare il sistema da una sovrapposizione di più stati a uno solo. Inoltre, il nostro cervello opera con la logica classica di causa-effetto e non riesce a elaborare un'informazione di tipo quantistico come quella contenuta nella funzione d'onda. Anche se la teoria dei quanti ci garantisce che l'Universo è caratterizzato da una natura quantistica e da una ricchezza pressoché infinita di possibilità che coesistono in modo coerente, limitandoci alle percezioni sensoriali e all'uso del pensiero razionale caratteristico della scienza, noi possiamo cogliere solo un aspetto parziale e limitato della realtà che ci circonda. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" pp. 39-40)
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IL PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE ASSEGNA ALLO STATO INTERNO DELL'OSSERVATORE
E ALLA SUA INTENZIONALITA' L'ESITO DEL PROCESSO DI VALUTAZIONE
E ALLA SUA INTENZIONALITA' L'ESITO DEL PROCESSO DI VALUTAZIONE
Il principio di indeterminazione ci indica chiaramente la soluzione a qualsiasi problema dobbiamo affrontare, ricordandoci che in ogni processo è la modalità con cui ci poniamo a determinare il risultato. Lo stato interno dell'osservatore e la sua intenzionalità condizionano effettivamente l'esito finale. Pensare e pronunciare frasi come "tanto mi va sempre tutto storto" o "non faccio mai la cosa giusta" determina la nostra realtà più di quanto possiamo anche lontanamente sospettare. Pertanto, è importantissimo fare un profondo e radicale lavoro su se stessi, sul proprio stato interno, sulle proprie credenze e convinzioni, cosce e inconsce. Solo attraverso una trasformazione personale, al livello di quello che possiamo chiamare il piano dell'Essere, riusciamo a modificare la nostra realtà. E' il dentro che determina il fuori, che incredibilmente ne è solo una semplice proiezione. Questa cosa la sanno benissimo i nativi nordamericani che, nei periodi di siccità, eseguono la danza della pioggia, non con l'attitudine di chiedere, ma con quella di ringraziare, come se la pioggia fosse già arrivata. E' la fiducia per qualcosa che c'è già e che deve solo manifestarsi nella realtà fisica circostante. E' la certezza che la funzione d'onda comprende, in una sovrapposizione di stati tutte le possibilità e che l'atto di osservazione e la modalità con cui viene effettuato la faranno collassare in una sola e ben precisa di queste. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" pp. 48-51)
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IL TEMPO NON ESISTE
Dal punto di vista quantistico il vuoto si può descrivere come un mare dal quale ininterrottamente emergono particelle che subito dopo vi ritornano. Un continuo e dinamico ribollire, un'incessante attività di fluttuazioni energetiche, tutto tranne uno spazio inerte. Possiamo considerare il vuoto quantistico come l'insieme di tutte le possibili vibrazioni associate a ogni possibile particella e, quindi, esso contiene tutto quello che potrebbe esistere ma ancora non c'è. Ogni particella contribuisce a determinare la natura del vuoto e, viceversa, il vuoto interagisce con ciascuna particella e la influenza. Il vuoto quantistico non si può quindi considerare come uno spazio a energia nulla, poiché ce n'è sempre una quantità minima, detta energia del punto zero. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" pp. 56-58)
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I PLASMI E IL COMPORTAMENTO COLLETTIVO
La modalità collettiva degli elettroni nei plasmi aveva per Bohm un profondo significato politico e sociale. Di fatto, già da tempo era appassionato del pensiero di Karl Marx e proprio per questo si era iscritto per qualche mese al partito comunista americano. Anche se poi disilluso abbandonò l'impegno politico, il comportamento dei plasmi lo portò a una visione olistica della realtà, dove l'insieme è molto più della somma delle singole parti. Un concetto che ha dei risvolti decisamente spirituali. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" p.83)
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LA SINCRONIA MOSTRA LA TENDENZA DELLE MOLECOLE ALLA COERENZA
La tendenza spontanea delle molecole a raggrupparsi nei domini di coerenza, ci ricorda nuovamente l'intrinseca natura collettiva dell'Universo e, ancora una volta, veniamo invitati ad abbandonare le nostre dinamiche individualistiche e a scegliere di agire in un'ottica di tipo collaborativo, l'unica che a conti fatti risulta efficace e vincente. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" p.99)
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LA RELAZIONE DI COPPIA FAVORISCE LA CRESCITA PERSONALE DEI PARTNER
In questo libro abbiamo già associato il passaggio di stato, o transizione di fase, a un cambio di percezione che trasforma completamente il nostro modo di approcciare la realtà. Se guardiamo alle coppie di Cooper come a una metafora del rapporto di coppia, possiamo comprendere che un cambio di percezione ci permette di riconoscere la preziosità della relazione. Infatti la relazione costituisce una vera e propria occasione per progredire velocemente nella crescita personale. L'altra persona ci fa da specchio e ci consente di fare i passi necessari a crescere nella nostra consapevolezza. Il rapporto può diventare collaborativo anche in presenza di forti emozioni se ci sono comprensione reciproca, sostegno ed empatia, che scaturiscono dal riconoscere che il processo dell'altro è il nostro stesso processo. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" p.117)
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NON ABBIAMO SCUSE
Non abbiamo più scuse quando portiamo avanti dinamiche competitive e di separazione, quando ci impegniamo in relazioni di attacco-difesa che alimentano solo il senso di colpa, invece di riconoscere l'altro come intimamente connesso a noi stessi, se non addirittura un nostro riflesso che fatichiamo a riconoscere come tale. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" p.106)
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NELLA REALTA' FISICA SPERIMENTIAMO PALLIDI INDIZI DELL'UNO
La realtà fisica costituisce solo una struttura, uno scenario in cui percepiamo e sperimentiamo pallidi indizi dell'Uno. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" p.107)
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IL LIBERO ARBITRIO SCATURISCE DAL PASSAGGIO DALL'ORDINE IMPLICATO A QUELLO ESPLICATO
Si può notare che è possibile mettere in corrispondenza l'ordine implicato con il vuoto quantistico, in quanto contiene ogni possibilità, tutto ciò che può essere. Considerando questo passaggio dall'ordine implicato a quello esplicato in una prospettiva di crescita personale, ci accorgiamo che viene recuperata la possibilità del libero arbitrio, che la fisica deterministica aveva negato. Non è più possibile pensare in termini di una stretta causalità. Se è vero che tali meccanismi ci sono, è altrettanto vero che in ogni istante la mediazione dell'ordine implicato ci permette di accedere a infinite possibilità. E, nuovamente, questo libero arbitrio non ci riguarda più in termini rigorosamente individualistici, dato che ogni nostro movimento non influenzerà solo noi ma tutto l'Universo. Istante dopo istante confermiamo e determiniamo noi stessi e tutta la realtà fisica, venendone a nostra volta influenzati. Questa nostra intrinseca connessione con il Tutto, ci ricorda la responsabilità che abbiamo in quanto causa ed effetto di una realtà che davvero non riguarda solamente noi. Inoltre ci viene ribadito il fatto che siamo molto più della realtà corporea con cui tendiamo quasi sempre a identificarci. Così come l'onda non è semplicemente un'onda ma l'espressione e l'emanazione di un immenso oceano, allo stesso modo noi siamo molto più del nostro corpo, delle nostre azioni, della nostra stessa vita. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" pp.113-114)
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LA LOGICA DELL'UNIVERSO
L'Universo, con le sue logiche quantistiche a tutti i livelli, dove ogni cosa risuona con ogni altra, ci mostra continuamente che la nostra condizione naturale è quella in cui le dinamiche fondamentali sono la cooperazione e l'interconnessione. E che il sentimento che lo pervade è quello della compassione, intesa come autentica e intima partecipazione con ciò che apparentemente sembra separato e diverso. Questo dovrebbe essere riportato anche sul piano sociale e politico, dove invece si prendono decisioni basate sulle logiche del profitto o che mirano a ottenere condizioni vantaggiose solo per gruppi ristretti. La scienza e la tecnologia, in molte occasioni, hanno sostenuto acriticamente progetti che non tenevano conto delle possibili ripercussioni sullo stato di salute delle persone e dell'intero pianeta. Non è stato compreso a fondo che tutto è intrinsecamente connesso e che ogni eventuale effetto collaterale è di fatto globale e riguarda proprio tutti. [...] Abbiamo perso di vista l'immensa bellezza della nostra essenza unitaria, che è sempre presente e di cui possiamo renderci conto semplicemente svegliandoci da questo sogno di lotta e frammentazione. (Chiara Zagonel in "Cambia la tua vita con la fisica quantistica" pp.105-106)
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PERCHE' E' PIU' FACILE SPARARE CHE PARLARE
Siamo tutti spaventati dal conflitto. Preferiamo andare in guerra, preferiamo uccidere, piuttosto che urlare, confrontarci e tirare fuori le problematiche. Avere un esercito, spendere un sacco di soldi in armi, uccidere tanta gente: è tutto molto più facile che andare dal nemico e parlarci, aprire un confronto anche conflittuale con lui. Parlarci sarebbe più economico, ma le persone non hanno alcuna educazione in merito, nessun modello di riferimento su come relazionarsi nelle situazioni difficili.(Arnold Mindell)
La giornalista scientifica Anna Greco, intervistando Olivia Levrini, scrive: "Dall’immaginario di certezza della fisica classica, siamo ormai passati a un immaginario di possibilità, in cui la contingenza, la randomicità dei processi, l’indeterminazione, svolgono un ruolo fondamentale. Su di esse si costruisce una struttura epistemologica di ragionamento che sembra fondamentale per navigare il mondo di oggi. Studiare le tecnologie quantistiche a scuola, applicare queste strutture di pensiero, restituisce un senso allo studio della fisica per gli studenti, perché sentono che quello che stanno imparando è agganciato alla complessità del presente, alla società in cui vivono e darà forma al loro futuro."
Chiara Zagonel scrive: "Stiamo cogliendo la grande occasione di partecipare da protagonisti e non da semplici comparse all'evoluzione dell'Universo, che continuamente accresce la sua consapevolezza anche attraverso di noi."
Conclusioni (provvisorie): Coerenza e decoerenza nell'uomo moderno
La fisica quantistica ha rivelato, fin dalla sua nascita agli inizi del Novecento, il suo potenziale per cambiare radicalmente, non solo la fisica, ma soprattutto il modo in cui l'essere umano interpreta la realtà: il paradigma meccanicistico sta per essere spazzato via e sostituito col paradigma olistico, e col conseguente pensiero quantistico? In questo libro ci renderemo conto del potere inimmaginabile della nostra "mente" e dei grandi cambiamenti mentali necessari per vivere la rivoluzione quantistica efficacemente: sono stati distrutti i concetti di "determinismo" e "causalità", che i fisici Isaac Newton e Pierre Simon Laplace avevano posto a fondamento del pensiero scientifico attribuendogli la possibilità, sia di risalire al passato che di prevedere il futuro. Il mondo dei quanti, invece, è controintuitivo, ossia non rispetta i meccanismi logici dell'intuizione. La fisica classica, quella newtoniana, è "lenta, primitiva e temporale" nei confronti di quella quantistica, ma c'era bisogno di tempo per adeguare la "mente" umana alle necessità della nuova fisica. Come scrive lo psicoterapeuta e analista junghiano Arnold Mindell nel libro "Quantum Mind" facendo riferimento al libro "Alice nel Paese delle meraviglie" (p.15): "Nel libro Alice trova un fantastico mondo sotterraneo dove gli oggetti parlano. Sopra c'è la realtà quotidiana. Fino ad ora, se si voleva andare sotto la superficie delle cose, si doveva lavorare con la psicologia che, in un certo senso, si concentra sulle cose sotterranee. La fisica si è centrata essenzialmente sul mondo al di sopra della superficie. Solo Alice e gli sciamani aborigeni hanno attraversato il varco tra i mondi, muovendosi nella vita con la consapevolezza che ogni momento è un miscuglio di ragione e magia." Un buon esempio della controintuitività del mondo dei "quanti" la dà la concezione del "tempo", il quale in realtà non esiste ed è solo una convenzione utile alla vita umana, ma inesistente sul piano fisico, infatti sul "tempo esperienziale" il fisico Ulrich Mohrhoff scrive: "Siamo abituati all'idea che il rossore di un pomodoro maturo esista nelle nostre menti, piuttosto che nel mondo fisico. Troviamo incomparabilmente più difficile accettare che lo stesso sia vero per l'ora esperienziale: non ha alcun corrispondente nel mondo fisico. Non c'è semplicemente modo oggettivo di caratterizzare il presente. E poiché il passato e il futuro sono definiti rispetto al presente, anche essi non possono essere definiti in termini oggettivi. I modi temporali passato, presente e futuro possono essere caratterizzati solo in base a come si relazionano a noi come soggetti coscienti: attraverso la memoria, attraverso l'immediatezza al presente dei qualia (proprietà introspettibili come il rosa o il turchese), o attraverso l'anticipazione. Nel mondo accessibile alla fisica possiamo qualificare eventi o stati di cose come passati, presenti o futuri rispetto ad altri eventi o stati di cose, ma non possiamo parlare del passato, del presente o del futuro. [...] Ai filosofi, le perplessità e le assurdità implicate dalla nozione di un presente oggettivo che avanza o di un tempo oggettivamente fluente sono ben note. I fisici hanno cominciato a riconoscere la soggettività del presente e l'inesistenza di uno stato istantaneo in evoluzione con la scoperta della relatività della simultaneità. Nelle famose parole di Hermann Weyl, il mondo oggettivo semplicemente è; non accade." L'essere umano, evolutivamente, ha orientato il proprio "pensiero", fin dall'inizio, verso un dualismo binario (buono/cattivo, felice/triste) che lo ha, sia favorito che svantaggiato. Favorito in quanto, per mezzo della realtà fisica, ha avuto accesso a comportamenti che hanno guidato la sua azione con la massima "libertà" personale. Sfavorito in quanto, l'assenza di responsabilità, nell'adottare comportamenti collettivi senza etica (contrasti religiosi, continui conflitti, idee controverse, distruzione dell'ambiente) lo hanno indirizzato verso la necessità di cambiare il proprio pensiero per evitare l'estinzione. Non esiste una linea di demarcazione netta tra la fisica classica e il mondo dei quanti, tuttavia, in ogni esperimento, siamo costretti a scegliere, nell' "osservatore" dell'esperimento il soggetto che fa collassare la funzione d'onda, determinando il confine tra i due mondi. Questo confine si trova quindi nel corpo dell' "osservatore", come descritto dal fisico Von Neumann nel suo saggio del 1932. Egli ha inserito svariati processi tra strumento e "osservatore", come scrive Ananyo Bhattacharya nel libro "L'uomo venuto dal futuro" (pp. 71-73):"la luce che entra nell'occhio dell'osservatore, per esempio, è un flusso di fotoni che vengono riflessi dalla colonna di mercurio e rifratti dal bulbo oculare prima di colpire la retina. A quel punto le cellule retiniche li trasformano in segnali elettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico. E' verosimile, inoltre, che questi segnali inducano nel cervello reazioni chimiche. Indipendentemente da quanti passaggi di questo tipo aggiungiamo, argomenta von Neumann, la sequenza di eventi deve finire con qualcuno che percepisce l'evento. In altre parole, siamo sempre obbligati a dividere il mondo in due parti: il sistema osservato e l'osservatore. Il confine concludeva si può spingere in modo arbitrariamente profondo dentro il corpo fisico dell'osservatore. E ciò era vero, diceva von Neumann, fino all'atto della percezione (qualunque cosa si intenda con questa parola). Oggi definiamo il confine come il 'taglio di Heisenberg'; più di rado (ma sarebbe più corretto), di 'Heisenberg-von Neumann'". Come conseguenza di questo risultato, in linea di principio ogni oggetto può essere trattato dal punto di vista quantistico, per grande e complesso che sia: l'importante è che la funzione d'onda collassi (istantaneamente) in qualche punto della catena di eventi che portano dall'osservazione del sistema alla coscienza di chi osserva." La necessità di cambiare il pensiero umano è stata evidenziata dal "pensiero quantistico" e, in particolare, ad esempio, come nel caso precedente, da uno dei più bizzarri e sorprendenti fenomeni quantistici (l'entanglement) la fisica Chiara Zagonel scrive nel suo libro "Cambia la tua vita con la meccanica quantistica" (p.74): "In moltissime occasioni il comportamento di chi ci è vicino non lo comprendiamo, lo giudichiamo o addirittura ci ferisce. Ma l'entanglement ci fa capire che l'altro non esiste come entità separata da noi. Da un punto di vista non-locale, i giudizi e le proiezioni che abbiamo sull'altro sono solo osservazioni che stiamo facendo su noi stessi e ci riportano sempre e soltanto a noi. L'altro siamo noi e, in ogni momento, siamo noi gli unici responsabili di quello che accade, anche se non lo crediamo affatto possibile. Non è l'altro a causare in noi dolore, rabbia o gioia, ma siamo noi che, attraverso quello che identifichiamo come l'altro, ci stiamo letteralmente organizzando e manifestando un'esperienza importante per vederci in tutti i nostri aspetti, anche e soprattutto quelli che consideriamo negativi. Le reazioni emotive ci svelano i pensieri e le credenze che abbiamo, di cui non siamo consci o di cui non vogliamo prendere atto (e su cui gli psicoterapeuti di tutto il mondo lavorano). Tramite l'altro ci stiamo provocando a diventare la versione migliore e più vera di noi stessi." L'entanglement, quindi, ci fa capire che ognuno di noi è proiettore di se stesso e che ognuno può essere il terapeuta di se stesso, se, però, se ne attribuisce la responsabilità, altrimenti rimarrà (o vorrà inconsciamente rimanere), dualisticamente, dipendente da qualcun altro al quale delegare (o attribuire) ogni colpa oppure ogni merito dei suoi problemi. Siamo noi i veri osservatori del processo vitale guidato dalla funzione d'onda, siamo coloro che la fanno collassare verso un risultato certo e visibile anche nel mondo fisico (l'unico che ci appare come "reale"). Il mondo, che prima della quantistica veniva ritenuto statico e immutabile perché aggrappato alle regole della meccanica newtoniana, improvvisamente si ritrova ad essere dinamico e probabilistico. Il determinismo, che aveva contraddistinto il mondo di ieri, viene fatto a pezzi e ci si ritrova in un mondo in cui prende piede il principio di indeterminazione di Werner Heisenberg, tale per cui non si può prevedere/determinare la posizione di nessuna cosa (particella, situazione o altro). La fisica Chiara Zagonel scrive (pp.47-48): "Con il principio di indeterminazione di Heisenberg, possiamo vedere di nuovo la centralità e l'importanza di chi fa le osservazioni, di chi guarda la realtà e, di conseguenza, la definisce. E' infatti l'osservatore, definito da John Wheeler 'partecipatore', che di fronte a tutti gli stati descritti dalla funzione d'onda, determina quale si manifesterà. Come sostiene il fisico Federico Faggin, c'è una supremazia della coscienza, che risulta irriducibile alla materia e che invece la manifesta e la influenza. Possiamo pertanto affermare che, in quanto osservatori coscienti, in ogni istante della nostra vita siamo artefici di quello che si manifesta e, consapevoli o no, siamo contemporaneamente la causa e l'effetto. E' una nostra responsabilità personale il passaggio da ciò che potenzialmente potremmo essere o fare, a quello che poi accade. Non è proprio possibile considerarsi dei soggetti distaccati e ininfluenti sulla nostra realtà e in qualche modo vittime di quello che succede, come se fosse indipendente da noi." Inoltre, ogni cosa (o persona) è collegata inestricabilmente a ogni altra in un rapporto relazionale di reciprocità indipendente dalla distanza: tale caratteristica dell'Universo, chiamata "entanglement" tiene insieme l'Universo ed è stata finalmente dimostrata scientificamente anche nel mondo fisico (Premio Nobel nel 2022 ad Aspect, Clauser e Zeilinger). Per effetto dell'entanglement, la relazione tra le persone e le cose diventa di natura "partecipatoria", cioè scompaiono i rapporti di potere. Oggi siamo ancora lontani dall'applicazione di tale principio all'attuale mondo dualistico che dovrà inevitabilmente cambiare. La meccanica quantistica descrive il mondo come incerto e probabilistico, fatto di realtà sovrapposte e proprietà indeterminate. Ma sono proprio la probabilità e l’incertezza intrinseca del mondo quantistico che racchiudono inimmaginabili possibilità di avanzamenti nella conoscenza e nella tecnologia, che sfruttano e controllano proprio il bizzarro comportamento quantistico. Secondo l'INFN "La meccanica quantistica è a tutt’oggi il motore primario di fenomeni da cui dipende la nostra stessa esistenza, come la fusione termonucleare nelle stelle. Ma il ruolo della meccanica quantistica nel cosmo riguarda innanzitutto l’origine, il Big Bang (la singolarità), quando le dimensioni dell’universo erano di gran lunga inferiori a quelle di un atomo e di atomo ancora non si parlava, ma solo di energia e di quanti. Protagonista di quell’attimo indecifrabile è il vuoto quantistico, la cui fluttuazione originaria avrebbe dato luogo al Big Bang. Conoscere la natura di oggetti estremi come i buchi neri potrebbe aiutarci a comprendere dove la meccanica quantistica incontra la gravità che domina il macrocosmo." Il dualismo è nato agli albori dell'essere umano, favorito dal ruolo del linguaggio, che ha introdotto la separazione tra le cose e tra l'uomo e le cose. La caratteristica umana è "autopoietica", cioè l'essere umano tende a creare se stesso, e soprattutto vuole decidere quando e come farlo puntando sul "libero arbitrio". Per far ciò egli si basa sulla sua "coscienza", cioè sulla consapevolezza dei suoi atti, che guida la sua realtà. Egli percepisce ciò che fa e lo mette in atto, basandosi su sentimenti empatici e compassionevoli. Come scrive Arnold Mindell nel libro "Quantum Mind" (p.17): "Per comprendere e sperimentare la materia bisogna immergersi in esperienze oniriche, in alterati stati di coscienza, dove lo spazio e il tempo sono meno significativi di quanto non lo siano nella realtà ordinaria. Bisogna imparare a sognare lucidamente." Bisogna cioè adottare un pensiero quantistico che il coach Bruce Schneider descrive così: "Il pensiero quantistico è l'idea che si possano avere più pensieri opposti contemporaneamente e mettere in atto il pensiero appropriato al momento ottimale. Quando praticate in modo efficace, le tecniche di pensiero quantistico possono essere la soluzione per uscire dalle nozioni preconcette e sfidare la mentalità umana a incorporare altre prospettive, avere più pensieri opposti contemporaneamente e considerare tutte le possibilità anziché solo quelle ovvie richiede un diverso tipo di pensiero. Allontanarsi dal modo di pensare predefinito consente di espandere la mente e avere idee opposte, accettando che la verità non deve sempre avere senso." Oggi non è ancora così, e il pensiero critico "classico" ce lo mostra, ma la direzione verso cui andrà è, inevitabilmente, quella del pensiero quantistico.
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
- Chiara Bernardo (2019), SISTEMI QUANTISTICI APERTI E DECOERENZA (Tesi di laurea PDF) - UNIBO
- Francesco Vecchi, L'universo di Gregory Bateson - Academy
- Anna Greco (2024), Insegnare a pensare quantistico - Intervista a Olivia Levrini, ricercatrice in didattica della fisica - Collisioni
- Olivia Levrini et al. (2018), The I SEE project: an approach to futurize STEM education (PDF)
- I SEE Project
- Claudio Bartocci (2024), John Von Neumann, il visionario- Doppiozero
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Pagina aggiornata il 10 giugno 2025